giovedì 20 novembre 2025

L'esercito di San Nicola

Caro Blog,

È successo: i nipotini stanno crescendo.
E inevitabilmente, all’orizzonte, è comparsa la fatidica domanda: «Chi è San Nicola?»

Schiere di genitori, da ogni latitudine, si ritrovano puntualmente davanti a questa terribile questione declinata in mille varianti:

  • «Mamma, chi è Babbo Natale?»
  • «Papà, è vero che Babbo Natale non esiste?»
  • «Mammaaaa, a scuola hanno detto che non è San Nicola, ma i genitori a portare i regali!!!»

Fiumi di lacrime inondano le case, trasformando il periodo più magico dell’anno, per molti, nel più triste.
Brutte trame di brutti film di Natale prendono vita proprio adesso.
La leggenda narra che tra novembre e dicembre molti cuori diventino verdi, in onore del caro vecchio Grinch.E che i Fantasmi del Natale comincino a spolverare catene e lenzuola.

Eppure…

Eppure, nel vasto mondo, esiste un’anima che quella domanda non l’ha mai fatta.

Un’anima che non ha mai dubitato dell’esistenza magica del santo, del vecchietto, o del santo vecchietto con le guanciotte rosse.
Quest’anima è invecchiata, ha visto tanto, spesso troppo, e si sente a volte sopraffatta dalle tenebre.

Eppure… mai, mai e poi mai, ha messo in discussione la Magia di Natale.
E ancora oggi — nonostante la sua veneranda età — quella stessa anima gioisce e attende con trepidazione che la magia torni a manifestarsi.

E ha ragione!
Perché la Magia esiste davvero.
È l’Amore che si tramanda di generazione in generazione, da bambino a bambino-cresciuto.
È la scintilla che permette alla meraviglia di rigenerarsi ogni anno.

Lo Spirito del Natale ha bisogno di un tramite per agire nel mondo materiale.
Nel suo regno — quello delle anime e degli spiriti — ci sono elfi, slitte e renne.
Qui, invece, ha bisogno di un esercito di volontari.

Un esercito in cui ci si arruola spontaneamente, quasi senza accorgersene.
Da destinatario di regali, diventi il tramite che li consegna ad altri.
E in alcuni casi… sei il tramite perfino per te stesso.

Il metodo non conta: non conta il mezzo, non conta il corpo.
Conta solo la magia.
La magia negli occhi dei bambini che trovano, incartati in splendide carte e fiocchi, i loro desideri più sognati.
La magia negli occhi di mamma e papà che, ancora una volta, si scambiano un fugace bacio di Natale, sorridenti e sereni.
La magia che brilla nei tuoi occhi solitari mentre osservi le lucine del tuo albero — o anche solo l’albero che intravedi dalla finestra accanto.

Il senso è la speranza.
Non lasciatela spegnere.
Alimentatela.Non permettete che il mondo terreno prenda tutto il territorio del vostro cuore.
Lasciate un avamposto per la magia.

Per la speranza.

Per l’amore.

La vostra vita forse non cambierà.
Ma concedetevi un giorno solo, un giorno di tregua.
Non è obbligatorio che sia quel giorno lì… ma, se lo è, il mondo diventa un posto un po’ migliore.

Come in quel cartone animato… come si chiama?
Ah sì: Dragon Ball!
Quando l’eroe è sopraffatto dal nemico, il mondo intero gli manda la sua energia, e il mostro viene sconfitto.

A Natale immaginate questo:
un mondo in cui, tutti insieme, mille e mille cuori si accendono per illuminare l’Umanità.

lunedì 10 novembre 2025

Conosci te stesso


Caro Blog,

Lentamente, senza fretta, sto ricollegando tutte le parti di me stessa.
Ho finalmente compreso che, negli anni, stavo perdendo frammenti del mio cuore, del mio essere.
E, fortunatamente, sono corsa ai ripari in tempo.

Fa parte di un lungo processo interiore di conoscenza e comprensione, iniziato ormai anni fa.
Dopo aver sfiorato — sì, solo sfiorato — la parte più nera della mia anima, ho capito che stavo commettendo un errore nei confronti dell’Universo.
Non so bene come spiegartelo, ma sento che esiste un filo invisibile che unisce il Tutto in un Unico.
E se le varie parti non vivono, il Tutto lentamente si disgrega, e l’Unico muore.

Basta sfogliare un quotidiano per rendersene conto.
Non è toccata a tutti la stessa sorte — non so da cosa dipenda.
Ad alcuni sono toccate fortuna, ricchezze, bellezza, intelligenza;
ad altri fame, miseria e malattie.
In quantità moderate ed equilibrate, o con squilibri imbarazzanti.
L’Unico è formato da infinite realtà, che però si stanno disgregando.

C’è un muro sempre più alto e invalicabile a dividere “chi sta bene” da “chi soffre”.
Come nella città raccontata da Murakami, le persone perdono il contatto con le emozioni e con i ricordi.
Vivono vite scandite e decise da altri.
Ma il prezzo di questa tranquillità apparente è altissimo.
Altre creature perdono la loro vita per questo.
Non c’è musica, non c’è arte, non c’è poesia.
Una città senza colori, senza profumi, senza anima, senza amore…
Per me è la descrizione dell’inferno, non della vita.

Per questo sto combattendo.
Tu mi hai letta nei momenti più bui.
Hai visto il mio dolore.
Conosci i miei “perché?”, le mie preghiere, le mie paure.
Ai tuoi occhi non mi sono mai nascosta.

Arrivare a questa fase di galleggiamento non è stato facile.
A volte vado ancora giù, ma lo sto facendo.
E vuoi sapere una cosa?
Sono diventata segretamente fiera della mia solitudine.

“Segretamente” perché gli altri non possono capire.
Ma dopo aver tanto lottato, arrivata a questo punto, non voglio più farmi coinvolgere da nessuno.
Ecco perché ora sono io a scegliere davvero di stare da sola.
Quest’estate non è stata semplice, ma ho superato anche lei.
E adesso do il mio contributo all’Unico semplicemente vivendo la mia esistenza solitaria.

Come andrà?
Non può saperlo nessuno.
Il futuro non esiste: è solo un’invenzione della nostra mente.

Chiudo gli occhi...
Inspiro lentamente...
Trattengo il Tutto in un fiato...


Esisto.

domenica 2 novembre 2025

Novembre: Commemorazione dei Defunti.



Arriva Novembre.
Tutti concentrati sulla Vigilia e su Ognissanti e quasi non ci rendiamo conto che abbiamo girato un'altra pagina del calendaio.
Cambiano i colori dell’aria, il freddo comincia a bussare ai vetri e qualcuno già pensa al Natale.
Io no. Non ancora.

Ho ancora bisogno di fermarmi, di ascoltare, ricordare.
Il Giorno dei Morti lo chiede con gentilezza e silenzio.
Faccio un viaggio con il cuore fino in Messico, tra altari pieni di fiori arancioni e candele tremolanti.
Loro ricordano tutti. Anche chi non ha più nessuno che preghi per lui.
Anche gli animali e le anime in cammino…

A Dio piacendo, il prossimo anno voglio procedere anch'io come fanno dall'altra parte del mondo.
Giorno per giorno, si srotola un calendario speciale.
Voglio ricordare:

il 27 ottobre gli animali che non ci sono più.
Come?
Una ciotolina d’acqua fresca, qualche croccantino o briciola di pane, un filo d’erba, un giocattolino.
Per dire: le tue zampette, le tue piume, il tuo respiro leggero… non li ho dimenticati.

il 28 ottobre sarà il momento di ricordare chi è morto all’improvviso, per incidente o violenza
Una candela accesa vicino a una pietra, o un fiore rosso poggiato a terra.
Per dire: nessuno merita di scomparire nel frastuono. Ti vedo. Ti riconosco.

il 29 ottobre è la volta di chi è morto nell’acqua, o in situazioni tragiche e disperse.
Un bicchiere d’acqua limpida, magari con una goccia di sale.
Oppure una conchiglia.
Per dire: ti restituisco al mare, ma non al silenzio.

il 30 ottobre lo dedichiamo alle anime dimenticate, senza nome, senza preghiera.
Un pezzo di pane spezzato, un fiore di campo, qualcosa di semplice.
Per dire: ti accolgo alla mia tavola. Da me, non passerai invisibile.

E poi c'è il 31 ottobre, la Vigilia di Ognissanti. Il momento più alto nel ricordo. Va alle anime dei bambini non nati o volati via troppo presto.
Un fiocco, un fiore bianco, una caramella lasciata su un piattino.
Per dire: tu sei esistito. Sei amore, anche se per poco. E ti tengo nel palmo della mano.

Infine il 1 novembre è per i “piccoli angeli”, i bambini.
Un giocattolino, un disegno, un biscotto dolce.
Per dire: piccolo, puoi riposare. Io ti penso con tenerezza.

E come in un cerchio invisibile, la mente e il cuore si riconnette ad oggi: 2 novembre.
Il giorno dei defunti per tutti gli altri, gli adulti, gli antenati, chi amiamo e chi nessuno ricorda più.
Pane e sale, una candela, magari una tazza di caffè o il loro dolce preferito.
Per dire: vieni, siediti un momento. Sei ancora casa, qui dentro di me.

Alla fine, io mi fermo.
Accendo ancora una candela.
E sussurro una preghiera per tutti, anche per chi nessuno chiama più per nome.
Perché novembre è così: non ha fretta.
E ti insegna a ricordare con delicatezza.