Caro Cesare,
è passato quasi un anno da quando ci siamo parlati l'ultima volta.
Come promesso, ti ho portato con me a guardare quel che continua a vivere nel mondo.
Insieme abbiamo affrontato una nuova sfida.
Una di quelle che, in alcuni momenti, mi ha quasi spezzato.
Che mi ha graffiato, ferito e profondamente scosso.
Ma mi ha anche aiutato a capire che genere di persona voglio diventare.
Una brava persona.
Che suono vecchio e lontano ha questa locuzione: una brava persona.
Mentre la scrivo mi sento un po' ridicola.
Non sono sicura che ci sia molto spazio per le "brave persone", ma, come una Butterfly moderna, mi sento avvezza alle piccole cose, umili e silenziose.
Per questo motivo vado avanti; esploro, osservo, annuso...
Ultimamente annuso la Vita.
Per tanto tempo ho vissuto in apnea; e ora ho bisogno di usare tutti i miei sensi, tutti i miei organi.
Esco di casa e inspiro profondamente, quasi mi faccio scoppiare i polmoni!
E la Vita mi inonda con tutta sé stessa.
Smog, polveri, pollini, profumi, odoracci: accolgo tutto come un dono prezioso.
Penso a quanto avresti saputo renderli immortali e li condivido con te: il cespuglio di biancospino vicino alla chiesa, il profumo del caffè che oltrepassa la porta di un bar aperto da un cliente di fretta, il sudore di un corridore.
E poi, il mio preferito: l'odore del Mare agitato dal Maestrale.
La Vita si agita in ogni istante mentre parliamo e penso a te, nel tuo sonno eterno.
Vivo ancora un po', vivi con me ancora un po'.
Ciao, Cesare.
