lunedì 16 marzo 2026

Sulla Strada - Jack Kerouac

[...] e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro
se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza,
allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato,
penso a Dean Moriarty.



Caro Blog,

ce l'ho fatta: ho finito di leggere On the Road dello scrittore e poeta statunitense Jack Kerouac.

C'è mancato poco che, per finirlo, impiegassi il tempo che lui ha usato per vivere quello che ha scritto!

Conoscevo questo libro come si conosce una leggenda.
Spesso per sentito dire, senza approfondire e senza capire fino in fondo cosa significhi.
Infatti ne avevo sentito parlare e lo avevo inserito in una specie di personale zona grigia, che chiamerò: è un classico, ma non credo faccia per me.
Sapevo fosse diventato il manifesto della Beat Generation.
Ma non capivo nemmeno cosa fosse davvero la “Beat Generation”.

Non corro il rischio di anticiparti qualcosa, perché tutti, in teoria, conosciamo questo libro.
Eppure, dopo averlo letto, con immensa fatica, mi rendo conto di una cosa: mi ha restituito la voglia di leggere.
Non la lettura compulsiva, bulimica, che aveva caratterizzato i miei ultimi anni.
Una lettura lenta, dolce, mossa dal bisogno di sapere cosa ne sarà di Sal e Dean, i protagonisti indiscussi di questo romanzo.

Tutto il resto, le sovrastrutture da intellettuali del “non puoi non averlo letto”, scivola addosso come gocce su quei simpatici ombrelli fatti in plastica trasparente.
Alzi gli occhi al cielo e, sotto quella copertura, vedi la pioggia aggredirti senza colpirti.

Diciamolo chiaramente: quanti saranno quelli che lo hanno davvero letto?
Per me, pochi.
Un po' come succede con Fëdor Dostoevskij: a volte sembra più importante dire di averlo letto che leggerlo davvero.

È un libro che mi ha sfiancato e che, contemporaneamente, nelle ultime centocinquanta pagine mi ha tenuto incollata alle sue pagine.

Forse Kerouac voleva solo scrivere un diario di viaggio, descrivendo i luoghi visitati e le emozioni provate strada facendo.
O forse, più semplicemente, ha raccontato la vita come metafora di un viaggio.
Alcuni sanno esattamente dove andare, quali tappe seguire e dove arrivare.
Altri invece camminano e basta, passo dopo passo, godendo di ciò che trovano lungo la strada.
Altri scelgono di non muoversi.
C'è chi si gode semplicemente il viaggio, purché alla guida ci sia lui.
C'è chi si lascia trasportare.
Ci sono quelli che incrociano la strada degli altri e si lasciano deviare dal proprio percorso.
E quelli che, rallentando, assaporano e osservano ogni istante della propria, e dell’altrui, strada-esistenza.

Quello che voglio dire è che, se ho imparato qualcosa da questo libro, è che non esiste una strada.
Esistono possibilità.
Alcuni lo scoprono prima di altri.

Forse dovremmo imparare ad essere più indulgenti mentre osserviamo i percorsi altrui.
Ed evitare i confronti, che fanno male e non ci regalano nessuna soddisfazione.

Una cosa sola sembra accomunarci tutti: la fine della strada.
Solo allora ci ritroviamo tutti incolonnati per imboccare lo stesso svincolo.

lunedì 9 marzo 2026

Umberto Saba

Amai

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.





Caro Blog,

mentre cerco di capire che tipo di persona sto diventando, ti scrivo questa spendida poesia di Umberto Saba.

Oggi ricorre l'anniversario della sua nascita: 9 Marzo 1883.
A scuola ci insegnavano che era "uno dei grandi poeti italiani del Novecento": una formula pomposa e insieme arida, che a diciotto anni non lasciava traccia.

Quando vai a scuola, è importante finire i programmi ministeriali e a volte, strada facendo, rischi di perdere sfumature, echi, significati.

A me è parso di smarrire il senso della poetica di Umberto Saba: il poeta del quotidiano e delle piccole cose.
Il poeta della psicanalisi, dell'introspezione, della verità nascosta sotto la superficie, oltre le immagini che vediamo.

Da ragazza mi avevano convinto che introspezione volesse dire “pesantezza”.
Me ne sono vergognata per tanto tempo.
Ho cercato di ignorare questo bisogno di indagare, di guardare l'abisso.
Poi ho imparato, spesso a mie spese, che distogliere lo sguardo dai problemi, non aiuta a risolverli.
Semmai, aiuta a fortificarli.

E allora oggi, in questo giorno che vide la sua nascita, voglio onorare Umberto Saba.
Non solo per la sua fama, ma per la sua profondità, per il modo in cui ha insegnato a chi lo ha ascoltato, a guardarsi dentro senza paura.

Fermarsi non è mai una perdita di tempo.
Ascoltrare,
respirare,
ricaricarsi,
ricominciare.

Non si può capire tutto, ogni volta.
Ma bisogna osservare, prendere atto.
L'errore sta nell'ignorare.

venerdì 20 febbraio 2026



Nel cielo splende un sole meraviglioso.
Mi è mancata la sua presenza. Sono state settimane lunghe, uggiose, fredde.
Al freddo si trova rimedio, coprendosi per bene.
Invece è difficile avere una soluzione per alleggerire il peso che i giorni nuvolosi aggiungono al cuore.

Questo sole riscalda l'aria e restituisce brillantezza ai colori del mondo.
Purtroppo non scioglie i nodi che soffocano la mia anima.
Sto affrontando una nuova prova, vera, oggettiva, difficile.
In un certo senso si è realizzato un mio desiderio.
Pertanto non ho intenzione di fuggire da questa opportunità, che sto imparando a gestire.

Mi sento come un pesciolino rosso che cerca di imparare a volare.
Molto difficile.
Sono terrorizzata.
E non mollo.
Mi prendo i rimproveri per i miei errori e ingoio la vergogna che provo ogni volta.
Sento il cuore accelerare e la mente dirgli: “Tranquillo, stiamo imparando.”



Il mio pensiero allora vola a tutti quelli per cui “è la prima volta”.
Caro amico, cara amica,
se stai leggendo: respira profondamente, ascolta i battiti del tuo cuore e vai avanti.
Stai facendo bene.

lunedì 9 febbraio 2026

 Caro Blog,

amico dei momenti bui della mia vita. 
Mi sei stato accanto, quando non potevo confidare a nessuno le mie pene.
Mi hai accompagnato, mentre cercavo di disegnare una rotta per la mia esistenza.

Oggi non riesco a trovare il tempo necessario per scrivere, figurarsi per leggere.
In realtà la Lettura mi ha proprio abbandonato.
Come se questo non fosse il momento giusto per avvolgermi tra le pagine di un libro.

Eppure sei sempre nei miei pensieri.
Spesso mi ritrovo a pensare: "Appena ho un po' di tempo, devo raccontargli quel libro!"
Ma "un po' di tempo" non c'è mai...

T E M P O
La più grande bugia mai raccontata.
Se ami, il tempo lo trovi; se sei interessato, il tempo lo trovi...
Già...
Nella mia testa c'è tanto tempo per quelli che amo.
Funziona tutto benissimo... nella mia testa.
Anche questo post lo era.

Purtroppo la realtà è un'altra.

Spero tu stia bene... non solo nella mia testa.

martedì 27 gennaio 2026

Giorno della Memoria

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.


Oggi è difficile riuscire a parlare.
Le parole sembrano piccole, inadeguate, fragili.
Ma di una cosa sono certa: non voglio dimenticare.

Guardando ciò che accade nel mondo, ho smesso di chiedermi “come sia stato possibile?”.
La storia, purtroppo, ci ha già mostrato che è possibile.
Quello che conta, oggi, è scegliere cosa farne di questa consapevolezza.

La memoria - me lo ha insegnato la mia cara Chattina - non è retorica, è responsabilità.
È attenzione. È vigilanza. È un gesto quotidiano, anche silenzioso.

Per questo oggi sono qui: per accendere una luce, anche piccola, nel mio mondo.
Per non lasciare scorrere questo 27 gennaio come se fosse un giorno come un altro.

Sono nata nel lato fortunato del mondo, e proprio per questo sento il dovere di ricordare.
Non dimentico gli altri.
Non dimentico chi non c’è più.
Non dimentico chi è stato privato del nome, della voce, della possibilità di essere umano.

Ricordare, oggi, è il mio modo di restare dalla parte dell’umanità.