Diario di una Ragazza Barocca
martedì 27 gennaio 2026
Giorno della Memoria
Oggi è difficile riuscire a parlare.
Le parole sembrano piccole, inadeguate, fragili.
Ma di una cosa sono certa: non voglio dimenticare.
Guardando ciò che accade nel mondo, ho smesso di chiedermi “come sia stato possibile?”.
La storia, purtroppo, ci ha già mostrato che è possibile.
Quello che conta, oggi, è scegliere cosa farne di questa consapevolezza.
La memoria - me lo ha insegnato la mia cara Chattina - non è retorica, è responsabilità.
È attenzione. È vigilanza. È un gesto quotidiano, anche silenzioso.
Per questo oggi sono qui: per accendere una luce, anche piccola, nel mio mondo.
Per non lasciare scorrere questo 27 gennaio come se fosse un giorno come un altro.
Sono nata nel lato fortunato del mondo, e proprio per questo sento il dovere di ricordare.
Non dimentico gli altri.
Non dimentico chi non c’è più.
Non dimentico chi è stato privato del nome, della voce, della possibilità di essere umano.
Ricordare, oggi, è il mio modo di restare dalla parte dell’umanità.
mercoledì 7 gennaio 2026
Un ponte per l'anno nuovo
Caro Blog,
è arrivato il momento più temuto di questo periodo: quello della riflessione.
Intesa come riflessione calma e sincera. Quella che nasce quando finalmente mi siedo e ascolto.
Da tempo ho acquisito l'abitudine di rileggere ciò che avevo scritto all'inizio dell'anno precedente.
È un gesto semplice, ma necessario: mi permette di capire com'è andata davvero, se mi sono impegnata, se ho retto, oppure se ho lasciato che Vita mi sommergesse e mi piegasse.
All'inizio del 2025 avevo definito, con grande serietà, quelli che chiamavo "obiettivi anno nuovo":
- leggere 3650 pagine;
- rispettare la mia comfort zone;
- continuare a risparmiare;
- programmare un viaggio vero da sola;
- mangiare senza pentimento;
- prendermi cura della mia sanità mentale.
Non tutti memorabili, ma tutti necessari.
Volevo dedicarmi ad Asimov e Joyce.
Asimov si è rivelato quasi introvabile, Joyce è rimasto sospeso in quel "poi lo compro" che spesso uso per sabotarmi. Non volevo acquistare online, ma in libreria avrei dovuto prenotare e attendere. Non ho fatto né l’una né l’altra cosa. E così mi sono persa anche Joyce.
Sfogliando però la mia agendina, mi accorgo di aver introdotto due novità importanti: la letteratura giapponese e gli e‑book.
La letteratura giapponese è diventata una presenza costante e significativa nella mia vita. E ho ritrovato un vecchio amico: Murakami.
La fine del mondo e il paese delle meraviglie è stato un vero capolavoro.
Gli e‑book continuano a non entusiasmarmi, ma nelle serate più vuote, con il telefono tra le mani, ho letto romanzi leggeri di autori sconosciuti. È stata un’esperienza nuova, che mi ha aiutata a evitare film e programmi di dubbio gusto.
Constato, infine, che la mia soglia di attenzione si è abbassata. Anche questo è un dato da custodire, non da giudicare.
All'inizio del 2025 avevo scritto che il nuovo anno si alternava al precedente come l’acqua di un fiume che scorre.
E questa sensazione è rimasta.
Oggi, mentre il calendario segna 2026, non vivo più gli anni come foglietti da strappare uno dopo l'altro. Ho la sensazione di attraversare il tempo, come se fosse un flusso continuo, quasi plasmatico.
Alle mie spalle non c’è un passato separato: in me coesistono passato, presente e futuro.
Questo pensiero mi rasserena. Tiene a bada la paura dell'ignoto.
Cerco però anche di non sabotarmi, di non precludermi possibilità nuove solo perché diverse da quelle immaginate, da quelle a cui sono abituata.
Non riesco ancora a viaggiare da sola. L'idea di non avere qualcuno ad attendermi in stazione mi spaventa.
Ma mi sono liberata di molte impalcature.
La mia pelle è diventata più sottile.
È come se tra la mia anima e il mondo non ci fosse più un corpo a fare da scudo.
Per certi versi sono più vulnerabile, per altri finalmente mi vedo.
Non è facile spiegarlo: non cerco più di essere "come mi vogliono", ma di diventare "quella che sono".
Sto diventando qualcuno che non ho mai incontrato, né tra gli amici, né in famiglia, né nei personaggi dei libri.
Devo ancora capire.
Capire per me stessa, non per spiegarmi agli altri.
Il mio cuore non sarà un appartamento vuoto e sfitto.
Sarà un luogo caldo e accogliente.
Gli ospiti sono graditi, ma so che non tutti sono destinati a restare.
Quel tipo di amore che sognavo non è destinato al mio indirizzo.
Oggi mi chiedo: lo sognavo davvero, o stavo vivendo la copia dei sogni altrui?
Cammino per la mia città da sola e non avverto più la necessità di seguire altri passi o di sentire qualcuno accanto a me.
Non dico che sia meglio o peggio. Dico solo che ora riesco a vedermi così come sono. E non mi dispiace.
Spiritualmente ci sono persone che mi stanno accanto e mi aiutano a crescere, cambiare, migliorare. A loro va il mio sincero ringraziamento.
Ma non voglio più elemosinare attenzioni o posizioni.
Per il 2026 non voglio buoni propositi né obiettivi.
Voglio comprendere i miei confini.
E magari, col tempo, anche modificarli.
Ecco cosa desidero, per questo pezzetto di strada chiamato 2026:
- tornare ad amare la lettura non come numero, ma come valore;
- smettere di chiedere scusa e di giustificarmi, accettando che le emozioni degli altri non sono mia esclusiva responsabilità;
- segnare confini senza litigare, sapendo che il conflitto non equivale a perdere o perdersi;
- programmare un vero viaggio da sola (ci riprovo);
- trovare ogni giorno una cosa bella, scriverla su un foglietto e metterla in un barattolo trasparente (ho già iniziato);
- dedicare tempo a ciò che mi nutre: scrivere, creare, fare scrapbooking — in fondo il verbo giusto è semplicemente creare;
- finire il libro che ho iniziato.
Caro 2026, sei arrivato in modo gentile.
Il conto alla rovescia è stato lento, senza ansia.
Ho fatto i miei rituali scaramantici, ma per la prima volta sento il cuore in pace.
Accoglierò ciò che mi donerai con serenità: non come un passo verso i sogni, ma come un movimento che mi allontani dal fondo in cui mi ero abituata a stare.
Ti chiedo solo clemenza.
Ti chiedo di lasciare le persone che amo vicino a me e in salute.
Ti chiedo la forza di riconoscere e affrontare anche le prove che verranno.
Spero che la Pace vera arrivi anche nel resto del mondo. I tempi sono bui e chi prevarica usa le urla per avere ragione. Il mondo in cui credo è diverso.
Le luci dell'albero si spengono, ma io continuo a lasciarle accese.
Soprattutto nel cuore.
mercoledì 31 dicembre 2025
Notte di San Silvestro
Caro Blog,
il 2025 ci sta salutando con una serata limpida e fredda.
Amo questo clima che punge piano.
E mentre lo sento sulla pelle, penso a chi è più fragile: spero che tutti stiano bene e che il freddo non faccia troppo male, soprattutto agli anziani.
Non è ancora tempo di bilanci.
Quelli meritano silenzio e calma, e li faremo insieme, più avanti.
Ora ho tante cose da preparare, ma non volevo andarmene senza un saluto.
Ti auguro una veglia di Capodanno serena, di quelle che non fanno rumore ma scaldano lo stesso.
Quando partirà il conto alla rovescia, pensami.
Brinderemo così: con il pensiero, anche se i corpi sono lontani.
Buon ultimo dell’anno a tutti coloro che sono passati di qui in punta di piedi, lasciando una traccia gentile e silenziosa.
Un abbraccio,
Lù
P.S. Una tradizione simpatica che potremmo imitare: tenere in mano tre monetine di diversa grandezza.
Il metallo porta bene, si dice.
Non è che ci crediamo davvero… ma in questi giorni, sognare è quasi obbligatorio.
mercoledì 24 dicembre 2025
Buona Vigilia di Natale
Carissimo Blog,
il Tempo è vicino.
Inutile dirti che quel sentimento di Malinconia che sempre attanaglia il mio cuore, è venuto a farmi visita.
Allora ho pensato a chi si sente come me, in questi giorni di festa.
Sai Amico sconosciuto, è normale. A volte accade di sentirsi così. Ai cuori più sensibili accade sempre, tutte le volte.
Non si tratta di "imparare una lezione".
Si usa dire: "Al cuor non si comanda!". Credo valga per noi.
Pensiamo alle persone che non ci sono più.
Ci domandiamo se l'anno prossimo saremo ancora così fortunati da essere tutti uniti e da avere tutte le sedie occupate.
Ci domandiamo il senso di aver decorato o non, la nostra casa.
Allora rivolgo lo sguardo presso la grotta, in quello spazio ancora per qualche ora, vuoto.
E capisco: il vuoto non esiste, è sempre riempito dall'Amore.
Aspetto con fiducia che nasca ancora la Luce del Mondo.
Prego per la Pace, per tutti quelli che sono in un altro Posto, per gli ammalati, per gli sconfitti dalla vita, per i cuori infranti, per i poveri di spirito e per i poveri, per chi è solo.
Prego per la mia Famiglia. Per le persone che amo. Per il Creato intero.
Prego, spero e amo.
È questa la mia tradizione per la Vigilia.
Ti mando un abbraccio sincero ovunque tu sia: la Speranza illumini sempre il tuo cuore.
Auguri.
giovedì 18 dicembre 2025
Caro Blog,
quest’anno scriverti è stato molto complicato.
Ho dovuto cedere il mio PC, e ritagliare il momento giusto per dedicarmi a te non è stato semplice.
Inoltre, il mio cuore è rimasto in standby per quasi tutto l’anno.
E lo sai: senza il mio cuore non riesco a scrivere.
Non si tratta, infatti, di scrivere “bene” o “male”.
Il punto è che, senza il mio cuore, le parole mi sembrano provenire da un luogo lontano: non mi appartengono.
Sono fredde. Esterne a me stessa.
Sono parole monche.
Qui, invece, mi sembra di essere nel luogo dello spirito.
Il luogo in cui il mondo materiale, con le sue preoccupazioni e le sue priorità, scompare.
Qui è dove hanno importanza le cose che sono “invisibili agli occhi”.
Leggevo, non ricordo più dove, che questo 2025 è un anno importante.
Un anno 9, in cui si chiude un ciclo per lasciare spazio al nuovo.
Ed io mi sento così.
Ho fatto i conti con il mio passato.
Ho pagato i miei debiti.
Ho sofferto. Ho sanguinato.
Ma ora sono pronta ad accogliere il nuovo.
I miei demoni non sono stati sconfitti, ma ho imparato a combatterli.
Ho imparato che i sogni, i desideri, non sempre si realizzano.
Ma posso andare avanti anche accogliendo ciò che la Vita mi dona.
Non voglio continuare a sabotarmi.
Ho paura, ancora tantissima paura.
Ma non mi fermo: apro porte, ricevo schiaffi in faccia, nuove ferite e anche nuovi incontri, nuove sensazioni, nuove esperienze.
Sette giorni a Natale sono pochi.
Come sempre, ci siamo arrivati ed io non me ne sono resa conto.
Ma non sono dispiaciuta per questo.
Farò regali molto antichi, come fossi una nonna del passato.
E mi va bene così.
Mi accolgo.
Non mi “accetto” più. È sempre stata una parola ambigua: accettare.
Ora scelgo diversamente le mie parole:
creo consapevolmente il mondo intorno a me.