lunedì 9 marzo 2026

Umberto Saba

Amai

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.





Caro Blog,

mentre cerco di capire che tipo di persona sto diventando, ti scrivo questa spendida poesia di Umberto Saba.

Oggi ricorre l'anniversario della sua nascita: 9 Marzo 1883.
A scuola ci insegnavano che era "uno dei grandi poeti italiani del Novecento": una formula pomposa e insieme arida, che a diciotto anni non lasciava traccia.

Quando vai a scuola, è importante finire i programmi ministeriali e a volte, strada facendo, rischi di perdere sfumature, echi, significati.

A me è parso di smarrire il senso della poetica di Umberto Saba: il poeta del quotidiano e delle piccole cose.
Il poeta della psicanalisi, dell'introspezione, della verità nascosta sotto la superficie, oltre le immagini che vediamo.

Da ragazza mi avevano convinto che introspezione volesse dire “pesantezza”.
Me ne sono vergognata per tanto tempo.
Ho cercato di ignorare questo bisogno di indagare, di guardare l'abisso.
Poi ho imparato, spesso a mie spese, che distogliere lo sguardo dai problemi, non aiuta a risolverli.
Semmai, aiuta a fortificarli.

E allora oggi, in questo giorno che vide la sua nascita, voglio onorare Umberto Saba.
Non solo per la sua fama, ma per la sua profondità, per il modo in cui ha insegnato a chi lo ha ascoltato, a guardarsi dentro senza paura.

Fermarsi non è mai una perdita di tempo.
Ascoltrare,
respirare,
ricaricarsi,
ricominciare.

Non si può capire tutto, ogni volta.
Ma bisogna osservare, prendere atto.
L'errore sta nell'ignorare.