Caro Blog,
non ti scrivo da tantissimo tempo. Perdonami. Ti va di parlare un po'?
Io sono alle prese con la solita me.
Sono implosa; mi sono accartocciata su me stessa e prosciugata, sono caduta nuovamente sul fondo del mio pozzo nero.
La differenza rispetto al passato è che sono riuscita a indossare la maschera giusta, quella che convince tutti e che non lascia trapelare nulla all'esterno.
La vivo come una vittoria. Sono talmente svuotata che non reggerei il dovermi difendere e schermare ancora, ancora e ancora.
Un'altra buona notizia è la seguente: il 75° festival di Sanremo è finito!
Per me il festival più brutto degli ultimi 10 anni, dove tutti i commentatori si sono uniformati e piegati al sistema. Dove il divieto assoluto era "pensare".
Non spenderò parole nemmeno per le canzoni; i gusti sono gusti, ho imparato ad accettarlo. E con il tempo alcune canzoni emergeranno e altre cadranno nell'oblio. Così è sempre stato, così sarà anche quest'anno.
Però, dal mio microscopico mondo voglio ringraziare Lucio Corsi per questa canzone così dolce; un inno per le persone come me, per quelli della "media"; i silenziosi invisibili che non vinceranno mai. Perché a loro manca sempre qualcosa.
Volevo essere un duro è una canzone scritta da un bambino ad altri bambini. O se preferisci: da un alieno ad altri fuorisede intergalattici, che si sono trovati per sbaglio sul pianeta Terra.
Un inno per quelli che in un mondo di "fenomeni", sbagliano. Sono imperfetti. Non hanno realizzato i sogni dell'infanzia e hanno visto oltre la realtà descritta: le lune senza buche sono fregature!
Per quelli normali
Che hanno poco amore intorno
O troppo sole negli occhiali
Mi guardo dentro e scopro che l'Esterno mi devasta. Non capisco come possa esserci tanto mondo dentro di me, che normalmente mi sento mangiata dal vuoto.
Ti ricordi? Tempo fa ti parlai delle emozioni suscitate dalla liberazione dei primi ostaggi tra Israele e Hamas.
Ci sono stati altri scambi nelle settimane successive. Spettacolizzati da ambo le parti.
Ma il mio cuore è stato trafitto dagli occhi di un miliziano di Hamas.
In queste operazioni gli uomini di Hamas sono sempre a volto coperto. Di alcuni si possono vedere soltanto gli occhi.
La persona di cui ti parlo non mi sembrava "un uomo" e nemmeno "un miliziano".
Era un ragazzo, un giovane come tanti se ne incontrano in una vita. Avrà avuto vent'anni?
Occhi scuri, grandi e profondi; col suo corpo proteggeva il passaggio degli ostaggi liberati.
Letteralmente combatteva la folla che si accalcava, la ostacolava come fosse una diga foranea contro il mare in tempesta.
Nel suo sguardo non c'era paura, stanchezza o odio; c'era solo fermezza. La lucida, calma convinzione che nessuno avrebbe sfiorato la persona che stava scortando. La riuscita di quell'operazione sembrava gravare tutta sulle sue spalle.
Il destino del Mondo mi è sembrato dipendere dalla tranquillità di quegli occhi scuri.
Chi sono i buoni, qui? Chi i cattivi?
La Pace è una fragile farfalla, che vola libera e leggera in primavera.
Quando il tempo è freddo, buio, non ci sono farfalle che volano.
L'Umanità uccide le farfalle.
Trump, Putin, Netanyahu, Hamas, UE, guerriglieri, ribelli: nessuno vuole vivere in pace.
Io non riesco a vivere in pace.
Sento tutto questo odio muoversi attorno e dentro di me. Come si fa a non pensarci? A vivere la propria esistenza in modo normale?
"Cosa mangiamo oggi?"
"Che cosa mi metto?"
"Piove? Dov'è l'ombrello?"
"Devo pagare la bolletta!"
"Domani lavanderia."
Affari di ogni giorno.
Ma io nella mente ho ancora quegli occhi, quelle macerie, quelle lacrime.
Non riesco a muovermi.
però non sono nessuno.