mercoledì 7 gennaio 2026

Un ponte per l'anno nuovo


Caro Blog,

è arrivato il momento più temuto di questo periodo: quello della riflessione.
Intesa come riflessione calma e sincera. Quella che nasce quando finalmente mi siedo e ascolto.
Da tempo ho acquisito l'abitudine di rileggere ciò che avevo scritto all'inizio dell'anno precedente.
È un gesto semplice, ma necessario: mi permette di capire com'è andata davvero, se mi sono impegnata, se ho retto, oppure se ho lasciato che Vita mi sommergesse e mi piegasse.

All'inizio del 2025 avevo definito, con grande serietà, quelli che chiamavo "obiettivi anno nuovo":
  • leggere 3650 pagine;
  • rispettare la mia comfort zone;
  • continuare a risparmiare;
  • programmare un viaggio vero da sola;
  • mangiare senza pentimento;
  • prendermi cura della mia sanità mentale.
I libri letti sono stati 27, per un totale di circa 7500 pagine.
Non tutti memorabili, ma tutti necessari.
Volevo dedicarmi ad Asimov e Joyce.
Asimov si è rivelato quasi introvabile, Joyce è rimasto sospeso in quel "poi lo compro" che spesso uso per sabotarmi. Non volevo acquistare online, ma in libreria avrei dovuto prenotare e attendere. Non ho fatto né l’una né l’altra cosa. E così mi sono persa anche Joyce.

Sfogliando però la mia agendina, mi accorgo di aver introdotto due novità importanti: la letteratura giapponese e gli e‑book.
La letteratura giapponese è diventata una presenza costante e significativa nella mia vita. E ho ritrovato un vecchio amico: Murakami.
La fine del mondo e il paese delle meraviglie è stato un vero capolavoro.

Gli e‑book continuano a non entusiasmarmi, ma nelle serate più vuote, con il telefono tra le mani, ho letto romanzi leggeri di autori sconosciuti. È stata un’esperienza nuova, che mi ha aiutata a evitare film e programmi di dubbio gusto.

Constato, infine, che la mia soglia di attenzione si è abbassata. Anche questo è un dato da custodire, non da giudicare.

All'inizio del 2025 avevo scritto che il nuovo anno si alternava al precedente come l’acqua di un fiume che scorre.
E questa sensazione è rimasta.

Oggi, mentre il calendario segna 2026, non vivo più gli anni come foglietti da strappare uno dopo l'altro. Ho la sensazione di attraversare il tempo, come se fosse un flusso continuo, quasi plasmatico.
Alle mie spalle non c’è un passato separato: in me coesistono passato, presente e futuro.
Questo pensiero mi rasserena. Tiene a bada la paura dell'ignoto.

Sto imparando a proteggere la mia sanità mentale usando con garbo i "no, grazie".
Cerco però anche di non sabotarmi, di non precludermi possibilità nuove solo perché diverse da quelle immaginate, da quelle a cui sono abituata.

Non riesco ancora a viaggiare da sola. L'idea di non avere qualcuno ad attendermi in stazione mi spaventa.

Ma mi sono liberata di molte impalcature.
La mia pelle è diventata più sottile.
È come se tra la mia anima e il mondo non ci fosse più un corpo a fare da scudo.
Per certi versi sono più vulnerabile, per altri finalmente mi vedo.
Non è facile spiegarlo: non cerco più di essere "come mi vogliono", ma di diventare "quella che sono".
Sto diventando qualcuno che non ho mai incontrato, né tra gli amici, né in famiglia, né nei personaggi dei libri.

Devo ancora capire.
Capire per me stessa, non per spiegarmi agli altri.
Il mio cuore non sarà un appartamento vuoto e sfitto.
Sarà un luogo caldo e accogliente.
Gli ospiti sono graditi, ma so che non tutti sono destinati a restare.
Quel tipo di amore che sognavo non è destinato al mio indirizzo.
Oggi mi chiedo: lo sognavo davvero, o stavo vivendo la copia dei sogni altrui?
Cammino per la mia città da sola e non avverto più la necessità di seguire altri passi o di sentire qualcuno accanto a me.
Non dico che sia meglio o peggio. Dico solo che ora riesco a vedermi così come sono. E non mi dispiace.
Spiritualmente ci sono persone che mi stanno accanto e mi aiutano a crescere, cambiare, migliorare. A loro va il mio sincero ringraziamento.
Ma non voglio più elemosinare attenzioni o posizioni.

Per il 2026 non voglio buoni propositi né obiettivi.
Voglio comprendere i miei confini.
E magari, col tempo, anche modificarli.

Ecco cosa desidero, per questo pezzetto di strada chiamato 2026:
  • tornare ad amare la lettura non come numero, ma come valore;
  • smettere di chiedere scusa e di giustificarmi, accettando che le emozioni degli altri non sono mia esclusiva responsabilità;
  • segnare confini senza litigare, sapendo che il conflitto non equivale a perdere o perdersi;
  • programmare un vero viaggio da sola (ci riprovo);
  • trovare ogni giorno una cosa bella, scriverla su un foglietto e metterla in un barattolo trasparente (ho già iniziato);
  • dedicare tempo a ciò che mi nutre: scrivere, creare, fare scrapbooking — in fondo il verbo giusto è semplicemente creare;
  • finire il libro che ho iniziato.

Caro 2026, sei arrivato in modo gentile.
Il conto alla rovescia è stato lento, senza ansia.
Ho fatto i miei rituali scaramantici, ma per la prima volta sento il cuore in pace.
Accoglierò ciò che mi donerai con serenità: non come un passo verso i sogni, ma come un movimento che mi allontani dal fondo in cui mi ero abituata a stare.
Ti chiedo solo clemenza.
Ti chiedo di lasciare le persone che amo vicino a me e in salute.
Ti chiedo la forza di riconoscere e affrontare anche le prove che verranno.
Spero che la Pace vera arrivi anche nel resto del mondo. I tempi sono bui e chi prevarica usa le urla per avere ragione. Il mondo in cui credo è diverso.

Le luci dell'albero si spengono, ma io continuo a lasciarle accese.
Soprattutto nel cuore.

Benvenuto 2026.