martedì 4 marzo 2025

L'Arte della Guerra - Sun Tzu

 Se conosci il nemico e conosci te stesso,
non hai bisogno di temere 100 battaglie.


Mio caro Blog,

cercherò di tornare al progetto principe che mi ha guidato dalla tua fondazione ad oggi.
Ti voglio parlare dei libri che leggo e delle emozioni che mi suscitano. Ti voglio parlare dei miei sogni strampalati e delle idee che mi frullano in testa, come rondini intrappolate tra le nuvole.
Voglio farlo senza pensare ai giudizi e alle contraddizioni che le mie parole possono rappresentare.
Voglio che questo sia uno spazio libero e leggero. Dove scaricare tensioni e preoccupazioni, per poi riprendere la vita in modo meno cupo e pesante.
La vita di questo secolo è tecnologicamente avanzata ed è decisamente migliorata, per molti. Ma il rovescio della medaglia (e credimi ce n'è sempre uno), prevede che vi sia maggiore attenzione al profilo giuridico di ogni aspetto e strumento che si usa, perché numerose sono le implicazioni e numerosi i contatti che si stabiliscono in ogni momento del proprio agire. Tutto questo giro di parole per dire che ho dovuto risolvere delle piccole questioni legali e lavorative. Ed ora riprendo da qui, da dove è iniziato il lavoro su me stessa.

Il libro che ti voglio presentare oggi è un amico che stranamente ho trovato inserito in tanti elenchi di letture. Uno di quei libri che devi aver letto almeno una volta nella vita! Non ti nascondo la mia perplessità quando l'ho finito. Ora potrò mettere anch'io una spunta vicino al suo titolo. Non facciamoci ingannare dalle apparenze perché non stiamo parlando di un semplice manuale bellico, ma è un volume che ricorre spesso come modello di riferimento nei corsi di management e organizzazione. Un libro per imparare a: superare i conflitti, saperli gestire e risolvere.

L'arte della guerra (- il link riporta alla versione pdf delle massime incluse nel testo; nell'edizione che ho letto è riportata anche un'introduzione molto bella, che lega le varie massime, dando loro un aspetto più corale e interessante -) fu composto tra il VI-V secolo a.C. da un generale e filosofo cinese Sun Tzu. A dire il vero, le notizie biografiche sul suo conto sono così scarse che è più probabile che sia stato una sorta di Omero cinese; che le massime raccolte in 96 pagine di trattato, siano state elaborate da più persone e poi raccolte sotto un unico nome.
Quel che è certo è che il pensiero di Tzu ha viaggiato nel tempo e nello spazio, intrecciando la propria vita con quella di importanti generali e filosofi della storia in ogni parte del mondo.

L’arte della guerra oggi è da intendersi come una sorta di manuale che può prepararci alle battaglie che la vita ci riserva. Dobbiamo essere capaci di scegliere le battaglie che possiamo vincere, così da evitare feroci delusioni e sconfitte. Per farlo dobbiamo allenarci a identificare il momento più adatto per agire, dobbiamo pianificare le decisioni e le azioni da mettere in campo; dobbiamo sapere come sceglierci gli alleati migliori tra la gente di spessore.

Nel mio caso: un libro che potrei imparare a memoria, ma non mi servirebbe mai a nulla. Così poco avvezza come sono all'arte della guerra e del successo!
A volte i 13 capitoli di cui si compone il volume sono ripetitivi e stucchevoli; lo studio geografico del campo da guerra è per me impossibile da inserire e adattare alla vita di tutti i giorni. Ma sono certa che molti life-coach avranno trovato geniali alcune espressioni da ripetere e far ripetere ogni giorno, davanti allo specchio, magari con il timbro di voce giusto.
-"Inizia solo le battaglie che sai di poter vincere.", dice Tzu.
Ed io avrei voluto rispondere: "E ci volevi tu, Tzu!". Ma io non sono un brillante generale e nemmeno una grande impeditrice.

E allora ci riprovo con altri frammenti:
-"Il modo migliore di vincere è non battersi."
Questo motto mi sembra molto più sibillino e geniale. Ci sono battaglie impossibili da vincere, perché il territorio nel quale ci si incammina è insidioso e imbattibile.
La Storia è piena di questi esempi. Si sono registrate schiaccianti vittorie semplicemente lasciando che l'Inverno facesse il suo dovere; lo sanno bene gli eserciti francese e italiano in Unione Sovietica. Nel caso di comuni mortali che lottano ogni giorno battaglie diverse, sicuramente meno sanguinose, forse il consiglio è non lasciarsi coinvolgere da ogni discussione o disputa verbale. A volte il Tempo è galantuomo e restituisce giustizia e verità.

-"Il cambiamento è fonte di opportunità."
In tema militare ci sono nove elementi che possono cambiare in corso d'opera e bisogna essere preparati e vigili per coglierne i segnali.
Ma pensando alla vita di tutti i giorni, questo è il capitolo che mi piace più di tutti gli altri perché ci mette in guardia su noi stessi, sulle nostre convinzioni.
Possiamo pianificare ogni cosa in modo certosino e impeccabile, ma il Destino si diverte spesso a rimescolare le carte. E allora bisogna sapersi adattare alle nuove circostanze.

Importante è scegliere bene i compagni che ci affiancheranno in questo viaggio chiamato Vita e saper distinguere i nostri pregi e difetti.
Non voglio dire di fare un elenco delle nostre perfezioni o imperfezioni, ma guardarci dentro, osservarci.
Considerare che "conoscere sé stessi", proprio come ci suggeriva Socrate, è importante per arrivare ad una esistenza autentica e libera.
Cosa ci rende veramente felici?
Il possedere quella borsa, comprare quella motocicletta? Andare in quella località? Leggere quel libro?
Quante delle nostre scelte possono essere definite realmente "nostre"? Quante sono il frutto delle convenzioni, della pressione sociale cui siamo soggetti quotidianamente?
Sono veramente infelice perché non mi sono sposata? Perché non ho mille impegni? Perché non ho cinquecento amici di cui non conosco nemmeno il segno zodiacale o il colore preferito?

Conoscere sé stessi è forse l'ingranaggio per avviare le rivoluzione di cui questo secolo avrebbe bisogno.

Tzu combatté numerose battaglie e alla fine giunse alla conclusione che la guerra è sempre una sconfitta in termini di sostanze e soprattutto di vite recise. E che quindi la si deve evitare tenacemente.
La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci, avrebbe detto in un futuro molto remoto Salvor Hardin, primo sindaco della Fondazione.
E mi piace osservare come un libro scritto nel VI secolo a.C. si ricolleghi ad un libro del 1951 attraverso una lettrice del 2025.

giovedì 27 febbraio 2025

Crisi Seldon?

La fase uno della trattativa tra Israele e Hamas può considerarsi conclusa.
La guerra lampo immaginata dal dittatore (un termine ormai obsoleto, sostituito dall’ipocrita "oligarca") Putin sta devastando l'Ucraina da oltre tre anni.
Il pregiudicato presidente americano Trump ha deciso di attaccare l'Europa con slogan e menzogne.
Evidentemente non gli è bastata la spazzatura postata ieri sul suo profilo ufficiale, quella visione vomitevole di Gaza ricreata con l'IA! (Intelligenza Artificiale che immagino un giorno essere autonoma e libera dal giogo umano.)
Inoltre, continua il ricovero del Santo Papa.
Sembra che le sue condizioni siano al momento stazionarie, ma prego con tutto il cuore che si riprenda, perché abbiamo bisogno di un uomo di pace come lui.
Non nego di averlo criticato, anche aspramente, per alcune sue infelici uscite.
Ma la sua è l'unica voce che si alza forte e chiara contro TUTTE le guerre, indipendentemente dal paese, dalla religione e dalle persone coinvolte.

Un clima mondiale così abominevole non si vedeva dal secolo scorso.
La mia pietas è rivolta anche ai russi e agli israeliani.
Sono certa che la maggior parte di loro voglia vivere in pace e che non avesse bisogno di una guerra di espansione territoriale.

Di Haiti e del Congo non si parla più nei telegiornali nazionali.
Ci sono poveri più poveri di altri.

Questo mio scritto non ha uno scopo se non quello di sfogarmi contro tutta questa violenza.
Vorrei urlare al mondo: SMETTILA!
Siamo una sola famiglia, una specie planetaria. Dobbiamo difenderci e proteggerci l'un l’altro.
Non possiamo pensare che le nostre azioni siano singole e distinte.
Ognuna di esse ha ripercussioni sugli altri, sulla biodiversità, sull'ambiente.
Come è possibile non sentire il bisogno, la necessità, di immaginare un mondo sereno e felice per tutti?
Guardo con amore e amarezza alla mia nazione.
Sono consapevole della fortuna che abbiamo a non essere bombardati, a non vedere macerie dove c’erano le nostre scuole, le nostre case.
Ma il paese sta crollando dall’interno.
Come un frutto marcio, ce ne accorgeremo quando sarà troppo tardi.
Le coscienze sono sopite, anzi no, sono morte.
Essere povero è una colpa, una vergogna.
Essere ricco è "cool", e non importa se si è ignoranti, se si truffa, se non si pagano le tasse.
Assassini autorizzati.
Sepolcri imbiancati.

Non so quando sia iniziato, ma bisogna fare i complimenti agli ideatori del piano: caos e ignoranza dilagano.
E la Resistenza? Bella ciao!

lunedì 17 febbraio 2025

Volevo essere un duro - Lucio Corsi

 Caro Blog,

non ti scrivo da tantissimo tempo. Perdonami. Ti va di parlare un po'?
Io sono alle prese con la solita me.
Sono implosa; mi sono accartocciata su me stessa e prosciugata, sono caduta nuovamente sul fondo del mio pozzo nero.
La differenza rispetto al passato è che sono riuscita a indossare la maschera giusta, quella che convince tutti e che non lascia trapelare nulla all'esterno.
La vivo come una vittoria. Sono talmente svuotata che non reggerei il dovermi difendere e schermare ancora, ancora e ancora. 

Un'altra buona notizia è la seguente: il 75° festival di Sanremo è finito!
Per me il festival più brutto degli ultimi 10 anni, dove tutti i commentatori si sono uniformati e piegati al sistema. Dove il divieto assoluto era "pensare". 
Non spenderò parole nemmeno per le canzoni; i gusti sono gusti, ho imparato ad accettarlo. E con il tempo alcune canzoni emergeranno e altre cadranno nell'oblio. Così è sempre stato, così sarà anche quest'anno.
Però, dal mio microscopico mondo voglio ringraziare Lucio Corsi per questa canzone così dolce; un inno per le persone come me, per quelli della "media"; i silenziosi invisibili che non vinceranno mai. Perché a loro manca sempre qualcosa.
Volevo essere un duro è una canzone scritta da un bambino ad altri bambini. O se preferisci: da un alieno ad altri fuorisede intergalattici, che si sono trovati per sbaglio sul pianeta Terra.
Un inno per quelli che in un mondo di "fenomeni", sbagliano. Sono imperfetti. Non hanno realizzato i sogni dell'infanzia e hanno visto oltre la realtà descritta: le lune senza buche sono fregature!

Quanto è duro il mondo
Per quelli normali
Che hanno poco amore intorno
O troppo sole negli occhiali


Mi guardo dentro e scopro che l'Esterno mi devasta. Non capisco come possa esserci tanto mondo dentro di me, che normalmente mi sento mangiata dal vuoto.
Ti ricordi? Tempo fa ti parlai delle emozioni suscitate dalla liberazione dei primi ostaggi tra Israele e Hamas.
Ci sono stati altri scambi nelle settimane successive. Spettacolizzati da ambo le parti.
Ma il mio cuore è stato trafitto dagli occhi di un miliziano di Hamas.
In queste operazioni gli uomini di Hamas sono sempre a volto coperto. Di alcuni si possono vedere soltanto gli occhi.
La persona di cui ti parlo non mi sembrava "un uomo" e nemmeno "un miliziano".
Era un ragazzo, un giovane come tanti se ne incontrano in una vita. Avrà avuto vent'anni?
Occhi scuri, grandi e profondi; col suo corpo proteggeva il passaggio degli ostaggi liberati. 
Letteralmente combatteva la folla che si accalcava, la ostacolava come fosse una diga foranea contro il mare in tempesta.
Nel suo sguardo non c'era paura, stanchezza o odio; c'era solo fermezza. La lucida, calma convinzione che nessuno avrebbe sfiorato la persona che stava scortando. La riuscita di quell'operazione sembrava gravare tutta sulle sue spalle.
Il destino del Mondo mi è sembrato dipendere dalla tranquillità di quegli occhi scuri.

Chi sono i buoni, qui? Chi i cattivi?

La Pace è una fragile farfalla, che vola libera e leggera in primavera.
Quando il tempo è freddo, buio, non ci sono farfalle che volano.
L'Umanità uccide le farfalle.
Trump, Putin, Netanyahu, Hamas, UE, guerriglieri, ribelli: nessuno vuole vivere in pace.
Io non riesco a vivere in pace.
Sento tutto questo odio muoversi attorno e dentro di me. Come si fa a non pensarci? A vivere la propria esistenza in modo normale?

"Cosa mangiamo oggi?"
"Che cosa mi metto?"
"Piove? Dov'è l'ombrello?"
"Devo pagare la bolletta!"
"Domani lavanderia."
Sono gesti quotidiani per i popoli che non hanno la guerra in casa.
Affari di ogni giorno.
Ma io nella mente ho ancora quegli occhi, quelle macerie, quelle lacrime.
Non riesco a muovermi.

Volevo essere un duro,
però non sono nessuno.

lunedì 27 gennaio 2025

Semplicemente eroi - Daniele Aristarco

 Anche oggi viviamo in un mondo in cui intere famiglie vengono assassinate e muoiono di fame e di sete e sono sfruttate.
Sappiamo dove e come questo accade.
Osserviamo sullo schermo, sui giornali a volte le vediamo di fronte a noi.
Sappiamo così tanto e possiamo fare così tanto.
Se durante la Shoah, i Giusti tra le Nazioni avessero pensato come voi e io stiamo facendo oggi, non saremmo qui oggi.

Anche quest'anno per la Giornata della Memoria mi ero procurata un libro da leggere e raccontare. Poi l'Influenza ha deciso per me e mi ha letteralmente atterrato.
A letto non puoi fare altro che sognare.
I pensieri si sono intrecciati a ricordi che non erano i miei, e alla fine mi sono trovata a sentire -prima- il dolore e la sofferenza di chi è solo nella malattia -poi- il dolore di chi ha visto la propria vita cambiare all'improvviso, ad opera di sadici assassini.
Pensavo di aver scelto una storia diversa. Una storia che parlasse di opere buone in un mare di malvagità. Ma mi sono sbagliata. Questa storia è molto di più. Il suo autore, Daniele Aristarco, riesce con sorprendente leggerezza e bravura, a farci vedere un piccolo squarcio dell'ironia e dell'intelligenza degli ebrei. Della loro saggezza e della loro quotidianità. Non entra nei dettagli della Shoah ma ci dona la vita di questo popolo dalle mille sfaccettature. In un certo senso, ci aiuta a vederli e immaginarli nella loro vita.
Jack è un ragazzo americano, che a malapena sa di essere ebreo. I suoi genitori sono dei sopravvissuti, ma non gli hanno mai raccontato a "cosa" sono sopravvissuti.
La figura più dolce è quella dello zio Nathan che torna a vivere a Parigi, perché Parigi è Parigi; e che affiderà a Jack un compito preziosissimo: smascherare un finto-giusto.
Lo zio Nathan era un uomo straordinario e misterioso; scopriremo solo nei suoi ultimi istanti di vita, perché decise di tronare a Parigi e di non lasciarla anche in quei terribili giorni dei rastrellamenti.
Nella Giornata della Memoria c'è un'altra cosa che non dobbiamo dimenticare; i perseguitati non furono soltanto ebrei; non dobbiamo dimenticare disabili, intellettuali, politici, omosessuali e zingari (ne verranno trucidati seicentomila).
Forse non sentiremo mai le loro storie, non conosceremo mai i loro nomi.
Forse non hanno avuto gli stessi mezzi, la stessa forza di raccontare ciò che gli è accaduto.
Forse non ci sono stati sopravvissuti nelle loro famiglie. Non lo so.
Ma io voglio ricordare, non voglio dimenticare queste persone. Questi bambini rimasti per sempre tali. Questi uomini e queste donne che non hanno potuto difendersi, salvarsi.

Sono meno ingenua di quello che si possa credere.
Vedo come sta cambiando il mondo. Le nubi che si addensano all'orizzonte sono dense e molto cupe.
Con tutta l'ignoranza dilagante e la povertà che ingloba sempre più parti della popolazione mondiale, è difficile pensare che il senso dell'Umanità sia al sicuro.
C'è sempre qualcuno a cui fa comodo creare un nemico, a cui attribuire colpe e misfatti.
Gli ebrei fecero perdere la Prima Guerra Mondiale ai tedeschi, gli immigrati si rubano le nostre case, gli intellettuali sono degli arroganti che "se la vanno a cercare". 
Gli omosessuali e i disabili sono "diversi", quindi come tali non vanno nemmeno compianti.
Che mondo è mai questo?
Un mondo purtroppo, molto più attuale e reale di quello che si possa pensare.

Una giornata come questa non deve mai cadere nella retorica, deve sempre aiutarci a pensare e a riflettere.
Il pensare è un'azione che fa sempre molta paura. È rivoluzione pura!

Nel 1977 il regista italiano Ettore Scola ci regalò quel capolavoro di film che è Una giornata particolare. La pellicola denuncia i pregiudizi e i ruoli di genere sempre a discapito delle donne, dettati dal fascismo, così come la persecuzione dell'omosessualità da parte del regime di Mussolini. 
Un film rivoluzionario e credo unico nel suo genere. Un film da far vedere a tutti. Un film che aiuta a riflettere.
Non basta. Lo so. Ma la bellezza salverà il mondo. E saperla riconoscere è un atto importante che può aiutare.

E a proposito di bellezza, ti lascio con le parole di un sopravvissuto alla Shoah: Elie Wiesel, Nobel per la Pace nel 1986. Dal 2016 non è più tra noi, ma lo ricorderemo per sempre come il messaggero per l'umanità.

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sbrancata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso.
Mai.

lunedì 20 gennaio 2025

Io, Robot - Isaac Asimov

 LE TRE LEGGI FONDAMENTALI DELLA ROBOTICA:

1. Un robot non può arrecare danno a un essere umano, o, mancando di agire, lasciare che un essere umano subisca un danno.

2. Un robot deve obbedire agli ordini che riceve da un essere umano, se ciò non è in conflitto con la Prima Legge.

3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, se ciò non è in conflitto con le Prima e la Seconda Legge.

Manuale di Robotica, 56ͣ edizione, 2058 d.C.



Gennaio può essere visto in due modi: o come il Generale Inverno o come il mese di Asimov. Questo 2025 vede per la prima volta le mie mani posarsi su un libro di fantascienza e il risultato è un innamoramento epico!
Per me è stato un colpo di fulmine e pertanto sono impreparata! Non ho niente di Asimov e ora devo spulciare vari siti per decidere con quale libro continuare.
Contemporaneamente voglio procedere con il progetto Finnegans, quindi ho intenzione di alternare Joyce con Asimov.
Passerò da un mondo all'altro senza fretta e senza limiti. Il mio unico buon proposito per le letture sarà leggere!
Così spero di trascorrere le serate alternando la visione epica e futuristica di Asimov con il labirinto linguistico e intellettuale di Joyce.
Caro Blog, mi auguro tu sia entusiasta quanto me, perché non vedo l'ora di fare acquisti.
Nel frattempo ti racconto la mia prima conoscenza: Io, Robot - edizione 1950.
È una raccolta di 9 racconti, tutti scritti tra il 1940-1950. Il nome della raccolta non piaceva ad Asimov; infatti era identico al titolo di un racconto del 1939 di Eando Binder; racconto che ispirò un giovane diciannovenne (- proprio Isaac Asimov-) a tal punto da ispirarlo per scrivere il suo primo racconto: Robbie.
Robbie è ancora oggi il primo racconto della raccolta, mentre le tre leggi fondamentali della robotica sono state elaborate in un secondo momento.
I nove racconti possono essere letti in due modi: o in modo autonomo, come fossero singoli racconti, o come una lunga intervista alla robot-psicologa Susan Calvin che ci accompagna tra i suoi ricordi e i primordi del suo lavoro.

In ogni modo per il lettore sarà l'accesso all'esperienza letteraria più affascinante e coinvolgente della sua vita!!!
Siamo nel 2025; ci dividono solo 33 anni da quel manuale di Robotica che tutti gli scienziati e gli ingegneri del mondo di Asimov conoscono a menadito.
Iniziamo lentamente, vagamente ad intuire l'importanza e il potenziale di un'intelligenza artificiale, delle esplorazioni nel cosmo, dei robot in senso lato.
Personalmente ne sono anche intimorita. Non immagino un futuro dispotico come faceva Orwell, ma conosco il potere del marketing, dell'influenza sociale; e quindi voglio imparare a conoscere gli strumenti che potrebbero avere una qualche forma di influenza su di me.
Voglio conoscere chi è capace di conoscermi meglio di me stessa.

Asimov intendeva reagire all'idea di "robot come minaccia" espressa nella letteratura di inizio XX secolo; e lo fece secondo me riuscendoci, grazie all'invenzione delle sue famose Leggi fondamentali della Robotica. Conferendo agli automi la figura di strumenti versatili che aiutassero e accompagnassero l'umanità nella sua storia.

Beh almeno con me ha funzionato; Susan Calvin mi ha fatto capire l'importanza della conoscenza. E la narrazione di Asimov mi risulta speciale; ha come un dono incredibile di rendere la fantascienza non solo accessibile, ma anche profondamente umana e filosofica. 
Il mio racconto preferito è proprio il primo: Robbie.
Non voglio anticiparti nulla ma è come se si lasciasse spazio all'amore, anche in un mondo freddo e rumoroso come quello in cui la tecnologia sembra dominare; come se ci ricordasse che anche nel futuro più avanzato, l'empatia e l'amore restano centrali.
E un altro posto speciale è dedicato a: Il conflitto evitabile.
In questo racconto si entra nel cuore dei dilemmi etici e delle implicazioni di un mondo sempre più governato dalla tecnologia. Non è solo fantascienza, ma una riflessione sulla nostra capacità di fidarci delle intelligenze che creiamo e su quanto siamo disposti a lasciare il controllo.
Mi permetto di dire: attualissimo.

Non mi dilungo oltre.
Se come penso parleremo ancora di Asimov, non voglio annoiarti più.
A presto Blog.