Caro Blog,
a volte ho la sensazione, che la nostra sia una storia d'amore di quelle che durano da tanti anni.
Attraversano momenti pieni di passione, affrontano la routine e la stanchezza; superano momenti difficili e gioiscono insieme, dei momenti indimenticabili.
In un certo senso siamo cresciuti l'uno accanto all'altra. E anche se non ti dedico più le attenzioni degli anni della pandemia, sento di avere sempre un legame che ci unisce.
E tu come mi percepisci? Lo hai notato il mio cambiare, il mio trasformarmi, sfiorire?
Sai, credo sia stato questo il problema, in passato: cambiare, ma non c'era nessuno a capire.
E allora qual è stato il mio errore? Non certo cambiare... Forse non reclamarlo? Forse non urlarlo? Non dire: ehi guardami, sono una persona diversa, sono cresciuta, sono in metamorfosi!
Purtroppo non trovo ancora la risposta.
O meglio, l'unica risposta che mi sono data è stata la solitudine.
La rinuncia ad una vita amorosa e condivisa con una altra persona.
Ho smesso di cercare "la mia metà" fuori di me.
E ho iniziato a vedermi "completa".
Magari un po' sgangherata, piena di cicatrici; a pezzi, ma ricucita con lo spago e con la colla vinilica dei lavoretti dell'infanzia...
Un intero. Piccolo. Non pieno. Poroso. Ma, intero.
A volte immagino il mio corpo ricoperto di scritte nere, con una bella grafia in corsivo, di tutte le citazioni meravigliose trovate nei libri che abbiamo condiviso e non.
Sei l'altro che cercavo fuori di me.
Quello spazio in cui parlare o rimanere in silenzio.
Vero, tu non parli molto... non parli per niente.
E mi hai insegnato che i soliloqui non vanno bene, per troppo tempo.
Vanno bene per un periodo. Però quelle scritte le hai accolte.
Ecco perché ti ringrazio: mi hai mostrato che posso essere un piccolo intero in uno spazio vasto.
Galleggio, mi deposito, sto ferma, mi muovo. Incontro altri interi. Mi scontro.
Perdo pezzi e ne raccolgo altri.
Ed è normale. Non c'è niente di strano o sbagliato.
Respiro.
Ti sento.
Ciao Blog.