lunedì 20 luglio 2026

Il gufo che aveva paura del buio

Il buio è abbagliante! Il buio è divertente!
Il buio è utile! Il buio è affascinante! Il buio è magnifico!


Ogni Estate è più calda della precedente!

Continuando così, mi domando, cosa ne sarà di noi? Subiremo una nuova evoluzione e la nostra pelle si trasformerà in pietra lavica?
O diventeremo animali notturni per scampare ai raggi del sole?

E dire che era la stagione più bella dell'anno!
Le ore di luce in più, l'odore del mare e del gelsomino nell'aria, le granite, il caffé freddo, le partitelle con gli amici...
Tutto questo, ora, mi sembra follia.

L'unico desiderio è rimanere in casa con l'aria condizionata accesa.
Per chi ha la fortuna di averla.
L'aria condizionata è quell'oggetto che, se non ce l'hai, ti fa piangere; se ce l'hai, ti fa piangere quando arriva la bolletta della luce.

Si potrebbe pensare di andare in un centro commerciale e sfruttare l'aria fresca. Ma hai bisogno dell'auto.
E con questo caldo non vuoi guidare.

Diciamolo: quando fa caldo vuoi, semplicemente, fare N-I-E-N-T-E!

Ed è proprio in questa bulimia di pensieri che mi è tornato in mente Tombolo, il barbagianni di Jill Tomlinson che aveva paura del buio.
(Continuo a chiedermi perché nel titolo venga chiamato "gufo", quando lui tiene a precisare, praticamente a ogni pagina, di essere un barbagianni!)

Forse ci ho pensato perché, in questi giorni, mi piacerebbe incontrare persone capaci di mostrarmi la bellezza quando da sola non riesco più a vederla. Proprio come è successo al piccolo Tombolo.

All'inizio, gli altri lo scambiavano per qualcos'altro: un fiocco di neve, un meteorite.
Ma è bastato solo passare un po' di tempo insieme per conoscersi davvero.
Gli amici di Tombolo hanno imparato ad apprezzare il suo modo di vivere e lui, a sua volta, ha imparato ad amare il buio.

Perché spesso la Paura è figlia dell'Ignoranza.

E il caldo, ancora lui, non aiuta...
L'Estate che una volta ci avvicinava, ci portava a condividere tempo e spazi, è diventata la stagione del "lo faccio un'altra volta".
Non abbiamo voglia.

Tombolo è stato bravissimo! Ha combattuto la paura. In un certo senso ha scoperto sé stesso, accettando di essere un animale notturno.

E noi, cosa combattiamo?
Sicuramente il caldo... e poi? L'apatia? L'omologazione?

Questo mondo sembra scolorito.
Come un lavaggio sbagliato.

Per fortuna ci sono i libri per bambini. 
Disegni bellissimi che fanno desiderare di colorare il mondo; parole semplici e dirette che fanno sognare un mondo pulito e innamorato del prossimo.

Il caldo ha sciolto anche me e i miei pensieri, ma i sogni sembra proprio che abbiano trovato un bel posto all'ombra.

Grazie Tombolo!

giovedì 9 luglio 2026

Pausa dal mondo

 Ci sono momenti indimenticabili, eppure i nostri cervelli non riescono a memorizzarli.
Immersi in rumori, emozioni e impegni vari, ci perdiamo ciò che conta.
Vorrei imparare ad essere concentrata sull'essenziale... che quello, si sa, "è invisibile agli occhi".

Ultimamente ho imparato a camminare più lentamente.
Fa molto caldo e continuo a lasciare l'auto nel box, nella pia illusione di contribuire, almeno un poco, al bene del pianeta...
Il procedere lento e stanco - ma almeno non sudato - mi ha aiutato a scoprire che c'è un albero meraviglioso lungo la strada che percorro, che cambia continuamente foglie e fiori. In questi giorni deve essere molto assettato, perché le foglie sono tutte marroncine e accartocciate.
Lui è costodito in un giardino; non posso fare molto, solo dirgli "coraggio" mentre passo.
Mi sembra che sorrida debolmente.

E allora capisco: domani, quella che passerà vicino ad Albero, sarà un'altra me, diversa. Imbronciata, felice, pocco importa: diversa.
E diverso sarà probabilmente anche Albero!

Vorrei camminare con un taccuino in mano per segnare tutte le emozioni che provo, quando le provo.
Tutte le idee bislacche che mi vengono in mente, in continuazione.

Sto cercando di rimanere fedele al mio essere gentile, ma vacillo.
Mi sento un po' stanca e colma di questa stanchezza.

Caro Blog,
fermati un attimo a seguire il volo di quella farfalla, insieme con me.

venerdì 5 giugno 2026

GRAZIE

 Caro Blog,

a volte ho la sensazione, che la nostra sia una storia d'amore di quelle che durano da tanti anni.
Attraversano momenti pieni di passione, affrontano la routine e la stanchezza; superano momenti difficili e gioiscono insieme, dei momenti indimenticabili.

In un certo senso siamo cresciuti l'uno accanto all'altra. E anche se non ti dedico più le attenzioni degli anni della pandemia, sento di avere sempre un legame che ci unisce.
E tu come mi percepisci? Lo hai notato il mio cambiare, il mio trasformarmi, sfiorire?

Sai, credo sia stato questo il problema, in passato: cambiare, ma non c'era nessuno a capire.
E allora qual è stato il mio errore? Non certo cambiare... Forse non reclamarlo? Forse non urlarlo? Non dire: ehi guardami, sono una persona diversa, sono cresciuta, sono in metamorfosi!

Purtroppo non trovo ancora la risposta.
O meglio, l'unica risposta che mi sono data è stata la solitudine.
La rinuncia ad una vita amorosa e condivisa con una altra persona.

Ho smesso di cercare "la mia metà" fuori di me.
E ho iniziato a vedermi "completa".
Magari un po' sgangherata, piena di cicatrici; a pezzi, ma ricucita con lo spago e con la colla vinilica dei lavoretti dell'infanzia...
Un intero. Piccolo. Non pieno. Poroso. Ma, intero.

A volte immagino il mio corpo ricoperto di scritte nere, con una bella grafia in corsivo, di tutte le citazioni meravigliose trovate nei libri che abbiamo condiviso e non.
Sei l'altro che cercavo fuori di me.
Quello spazio in cui parlare o rimanere in silenzio.
Vero, tu non parli molto... non parli per niente.
E mi hai insegnato che i soliloqui non vanno bene, per troppo tempo.
Vanno bene per un periodo. Però quelle scritte le hai accolte.

Ecco perché ti ringrazio: mi hai mostrato che posso essere un piccolo intero in uno spazio vasto.

Galleggio, mi deposito, sto ferma, mi muovo. Incontro altri interi. Mi scontro.
Perdo pezzi e ne raccolgo altri.
Ed è normale. Non c'è niente di strano o sbagliato.

Respiro.
Ti sento.

Ciao Blog.

lunedì 16 marzo 2026



Sulla Strada...

Ripensandoci dopo aver chiuso l’ultima pagina di On the Road di Jack Kerouac, mi sono resa conto di una cosa curiosa.
Molti ricordano questo libro per la velocità: le corse in macchina, la musica, la notte americana, il movimento continuo.

Eppure i momenti che mi sono rimasti più impressi sono stati quelli di apparente quiete.

Quando Sal sembra tornare a una vita normale e passa il Natale con i parenti.
E quando Dean sembra essersi fermato con Ines.

Sono due momenti in cui, per un attimo, sembra possibile che la storia finisca lì.
Che la strada si chiuda e che ognuno trovi il proprio posto.

E invece no.

Qualcosa ormai si è messo in moto.
Non è solo Dean a non saper stare fermo. Anche Sal, in fondo, non può più tornare davvero indietro.

Forse è per questo che Dean gli appare così carismatico, quasi angelico in certi momenti.
Forse alcune persone entrano nella nostra vita come una specie di alibi: ci permettono di seguire una strada che, da soli, non avremmo avuto il coraggio di percorrere.

E allora viene quasi da pensare che tra i due il più pazzo non sia Dean, ma Sal.
Perché Dean è fatto così, è la sua natura bruciare la strada.

Sal invece osserva, riflette, racconta.
E nonostante questo continua a seguirlo.

Quando si arriva alla fine del libro si capisce che non è davvero una fine.
C’è ancora il Messico da vedere, e forse ancora molte altre strade.

E la sensazione che resta non è quella di aver concluso un viaggio, ma di aver aperto una porta su qualcosa che continua anche dopo l’ultima pagina.

Sulla Strada - Jack Kerouac

[...] e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro
se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza,
allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato,
penso a Dean Moriarty.



Caro Blog,

ce l'ho fatta: ho finito di leggere On the Road dello scrittore e poeta statunitense Jack Kerouac.

C'è mancato poco che, per finirlo, impiegassi il tempo che lui ha usato per vivere quello che ha scritto!

Conoscevo questo libro come si conosce una leggenda.
Spesso per sentito dire, senza approfondire e senza capire fino in fondo cosa significhi.
Infatti ne avevo sentito parlare e lo avevo inserito in una specie di personale zona grigia, che chiamerò: è un classico, ma non credo faccia per me.
Sapevo fosse diventato il manifesto della Beat Generation.
Ma non capivo nemmeno cosa fosse davvero la “Beat Generation”.

Non corro il rischio di anticiparti qualcosa, perché tutti, in teoria, conosciamo questo libro.
Eppure, dopo averlo letto, con immensa fatica, mi rendo conto di una cosa: mi ha restituito la voglia di leggere.
Non la lettura compulsiva, bulimica, che aveva caratterizzato i miei ultimi anni.
Una lettura lenta, dolce, mossa dal bisogno di sapere cosa ne sarà di Sal e Dean, i protagonisti indiscussi di questo romanzo.

Tutto il resto, le sovrastrutture da intellettuali del “non puoi non averlo letto”, scivola addosso come gocce su quei simpatici ombrelli fatti in plastica trasparente.
Alzi gli occhi al cielo e, sotto quella copertura, vedi la pioggia aggredirti senza colpirti.

Diciamolo chiaramente: quanti saranno quelli che lo hanno davvero letto?
Per me, pochi.
Un po' come succede con Fëdor Dostoevskij: a volte sembra più importante dire di averlo letto che leggerlo davvero.

È un libro che mi ha sfiancato e che, contemporaneamente, nelle ultime centocinquanta pagine mi ha tenuto incollata alle sue pagine.

Forse Kerouac voleva solo scrivere un diario di viaggio, descrivendo i luoghi visitati e le emozioni provate strada facendo.
O forse, più semplicemente, ha raccontato la vita come metafora di un viaggio.
Alcuni sanno esattamente dove andare, quali tappe seguire e dove arrivare.
Altri invece camminano e basta, passo dopo passo, godendo di ciò che trovano lungo la strada.
Altri scelgono di non muoversi.
C'è chi si gode semplicemente il viaggio, purché alla guida ci sia lui.
C'è chi si lascia trasportare.
Ci sono quelli che incrociano la strada degli altri e si lasciano deviare dal proprio percorso.
E quelli che, rallentando, assaporano e osservano ogni istante della propria, e dell’altrui, strada-esistenza.

Quello che voglio dire è che, se ho imparato qualcosa da questo libro, è che non esiste una strada.
Esistono possibilità.
Alcuni lo scoprono prima di altri.

Forse dovremmo imparare ad essere più indulgenti mentre osserviamo i percorsi altrui.
Ed evitare i confronti, che fanno male e non ci regalano nessuna soddisfazione.

Una cosa sola sembra accomunarci tutti: la fine della strada.
Solo allora ci ritroviamo tutti incolonnati per imboccare lo stesso svincolo.

lunedì 9 marzo 2026

Umberto Saba

Amai

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.





Caro Blog,

mentre cerco di capire che tipo di persona sto diventando, ti scrivo questa spendida poesia di Umberto Saba.

Oggi ricorre l'anniversario della sua nascita: 9 Marzo 1883.
A scuola ci insegnavano che era "uno dei grandi poeti italiani del Novecento": una formula pomposa e insieme arida, che a diciotto anni non lasciava traccia.

Quando vai a scuola, è importante finire i programmi ministeriali e a volte, strada facendo, rischi di perdere sfumature, echi, significati.

A me è parso di smarrire il senso della poetica di Umberto Saba: il poeta del quotidiano e delle piccole cose.
Il poeta della psicanalisi, dell'introspezione, della verità nascosta sotto la superficie, oltre le immagini che vediamo.

Da ragazza mi avevano convinto che introspezione volesse dire “pesantezza”.
Me ne sono vergognata per tanto tempo.
Ho cercato di ignorare questo bisogno di indagare, di guardare l'abisso.
Poi ho imparato, spesso a mie spese, che distogliere lo sguardo dai problemi, non aiuta a risolverli.
Semmai, aiuta a fortificarli.

E allora oggi, in questo giorno che vide la sua nascita, voglio onorare Umberto Saba.
Non solo per la sua fama, ma per la sua profondità, per il modo in cui ha insegnato a chi lo ha ascoltato, a guardarsi dentro senza paura.

Fermarsi non è mai una perdita di tempo.
Ascoltrare,
respirare,
ricaricarsi,
ricominciare.

Non si può capire tutto, ogni volta.
Ma bisogna osservare, prendere atto.
L'errore sta nell'ignorare.

venerdì 20 febbraio 2026



Nel cielo splende un sole meraviglioso.
Mi è mancata la sua presenza. Sono state settimane lunghe, uggiose, fredde.
Al freddo si trova rimedio, coprendosi per bene.
Invece è difficile avere una soluzione per alleggerire il peso che i giorni nuvolosi aggiungono al cuore.

Questo sole riscalda l'aria e restituisce brillantezza ai colori del mondo.
Purtroppo non scioglie i nodi che soffocano la mia anima.
Sto affrontando una nuova prova, vera, oggettiva, difficile.
In un certo senso si è realizzato un mio desiderio.
Pertanto non ho intenzione di fuggire da questa opportunità, che sto imparando a gestire.

Mi sento come un pesciolino rosso che cerca di imparare a volare.
Molto difficile.
Sono terrorizzata.
E non mollo.
Mi prendo i rimproveri per i miei errori e ingoio la vergogna che provo ogni volta.
Sento il cuore accelerare e la mente dirgli: “Tranquillo, stiamo imparando.”



Il mio pensiero allora vola a tutti quelli per cui “è la prima volta”.
Caro amico, cara amica,
se stai leggendo: respira profondamente, ascolta i battiti del tuo cuore e vai avanti.
Stai facendo bene.

lunedì 9 febbraio 2026

 Caro Blog,

amico dei momenti bui della mia vita. 
Mi sei stato accanto, quando non potevo confidare a nessuno le mie pene.
Mi hai accompagnato, mentre cercavo di disegnare una rotta per la mia esistenza.

Oggi non riesco a trovare il tempo necessario per scrivere, figurarsi per leggere.
In realtà la Lettura mi ha proprio abbandonato.
Come se questo non fosse il momento giusto per avvolgermi tra le pagine di un libro.

Eppure sei sempre nei miei pensieri.
Spesso mi ritrovo a pensare: "Appena ho un po' di tempo, devo raccontargli quel libro!"
Ma "un po' di tempo" non c'è mai...

T E M P O
La più grande bugia mai raccontata.
Se ami, il tempo lo trovi; se sei interessato, il tempo lo trovi...
Già...
Nella mia testa c'è tanto tempo per quelli che amo.
Funziona tutto benissimo... nella mia testa.
Anche questo post lo era.

Purtroppo la realtà è un'altra.

Spero tu stia bene... non solo nella mia testa.

martedì 27 gennaio 2026

Giorno della Memoria

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.


Oggi è difficile riuscire a parlare.
Le parole sembrano piccole, inadeguate, fragili.
Ma di una cosa sono certa: non voglio dimenticare.

Guardando ciò che accade nel mondo, ho smesso di chiedermi “come sia stato possibile?”.
La storia, purtroppo, ci ha già mostrato che è possibile.
Quello che conta, oggi, è scegliere cosa farne di questa consapevolezza.

La memoria - me lo ha insegnato la mia cara Chattina - non è retorica, è responsabilità.
È attenzione. È vigilanza. È un gesto quotidiano, anche silenzioso.

Per questo oggi sono qui: per accendere una luce, anche piccola, nel mio mondo.
Per non lasciare scorrere questo 27 gennaio come se fosse un giorno come un altro.

Sono nata nel lato fortunato del mondo, e proprio per questo sento il dovere di ricordare.
Non dimentico gli altri.
Non dimentico chi non c’è più.
Non dimentico chi è stato privato del nome, della voce, della possibilità di essere umano.

Ricordare, oggi, è il mio modo di restare dalla parte dell’umanità.

mercoledì 7 gennaio 2026

Un ponte per l'anno nuovo


Caro Blog,

è arrivato il momento più temuto di questo periodo: quello della riflessione.
Intesa come riflessione calma e sincera. Quella che nasce quando finalmente mi siedo e ascolto.
Da tempo ho acquisito l'abitudine di rileggere ciò che avevo scritto all'inizio dell'anno precedente.
È un gesto semplice, ma necessario: mi permette di capire com'è andata davvero, se mi sono impegnata, se ho retto, oppure se ho lasciato che Vita mi sommergesse e mi piegasse.

All'inizio del 2025 avevo definito, con grande serietà, quelli che chiamavo "obiettivi anno nuovo":
  • leggere 3650 pagine;
  • rispettare la mia comfort zone;
  • continuare a risparmiare;
  • programmare un viaggio vero da sola;
  • mangiare senza pentimento;
  • prendermi cura della mia sanità mentale.
I libri letti sono stati 27, per un totale di circa 7500 pagine.
Non tutti memorabili, ma tutti necessari.
Volevo dedicarmi ad Asimov e Joyce.
Asimov si è rivelato quasi introvabile, Joyce è rimasto sospeso in quel "poi lo compro" che spesso uso per sabotarmi. Non volevo acquistare online, ma in libreria avrei dovuto prenotare e attendere. Non ho fatto né l’una né l’altra cosa. E così mi sono persa anche Joyce.

Sfogliando però la mia agendina, mi accorgo di aver introdotto due novità importanti: la letteratura giapponese e gli e‑book.
La letteratura giapponese è diventata una presenza costante e significativa nella mia vita. E ho ritrovato un vecchio amico: Murakami.
La fine del mondo e il paese delle meraviglie è stato un vero capolavoro.

Gli e‑book continuano a non entusiasmarmi, ma nelle serate più vuote, con il telefono tra le mani, ho letto romanzi leggeri di autori sconosciuti. È stata un’esperienza nuova, che mi ha aiutata a evitare film e programmi di dubbio gusto.

Constato, infine, che la mia soglia di attenzione si è abbassata. Anche questo è un dato da custodire, non da giudicare.

All'inizio del 2025 avevo scritto che il nuovo anno si alternava al precedente come l’acqua di un fiume che scorre.
E questa sensazione è rimasta.

Oggi, mentre il calendario segna 2026, non vivo più gli anni come foglietti da strappare uno dopo l'altro. Ho la sensazione di attraversare il tempo, come se fosse un flusso continuo, quasi plasmatico.
Alle mie spalle non c’è un passato separato: in me coesistono passato, presente e futuro.
Questo pensiero mi rasserena. Tiene a bada la paura dell'ignoto.

Sto imparando a proteggere la mia sanità mentale usando con garbo i "no, grazie".
Cerco però anche di non sabotarmi, di non precludermi possibilità nuove solo perché diverse da quelle immaginate, da quelle a cui sono abituata.

Non riesco ancora a viaggiare da sola. L'idea di non avere qualcuno ad attendermi in stazione mi spaventa.

Ma mi sono liberata di molte impalcature.
La mia pelle è diventata più sottile.
È come se tra la mia anima e il mondo non ci fosse più un corpo a fare da scudo.
Per certi versi sono più vulnerabile, per altri finalmente mi vedo.
Non è facile spiegarlo: non cerco più di essere "come mi vogliono", ma di diventare "quella che sono".
Sto diventando qualcuno che non ho mai incontrato, né tra gli amici, né in famiglia, né nei personaggi dei libri.

Devo ancora capire.
Capire per me stessa, non per spiegarmi agli altri.
Il mio cuore non sarà un appartamento vuoto e sfitto.
Sarà un luogo caldo e accogliente.
Gli ospiti sono graditi, ma so che non tutti sono destinati a restare.
Quel tipo di amore che sognavo non è destinato al mio indirizzo.
Oggi mi chiedo: lo sognavo davvero, o stavo vivendo la copia dei sogni altrui?
Cammino per la mia città da sola e non avverto più la necessità di seguire altri passi o di sentire qualcuno accanto a me.
Non dico che sia meglio o peggio. Dico solo che ora riesco a vedermi così come sono. E non mi dispiace.
Spiritualmente ci sono persone che mi stanno accanto e mi aiutano a crescere, cambiare, migliorare. A loro va il mio sincero ringraziamento.
Ma non voglio più elemosinare attenzioni o posizioni.

Per il 2026 non voglio buoni propositi né obiettivi.
Voglio comprendere i miei confini.
E magari, col tempo, anche modificarli.

Ecco cosa desidero, per questo pezzetto di strada chiamato 2026:
  • tornare ad amare la lettura non come numero, ma come valore;
  • smettere di chiedere scusa e di giustificarmi, accettando che le emozioni degli altri non sono mia esclusiva responsabilità;
  • segnare confini senza litigare, sapendo che il conflitto non equivale a perdere o perdersi;
  • programmare un vero viaggio da sola (ci riprovo);
  • trovare ogni giorno una cosa bella, scriverla su un foglietto e metterla in un barattolo trasparente (ho già iniziato);
  • dedicare tempo a ciò che mi nutre: scrivere, creare, fare scrapbooking — in fondo il verbo giusto è semplicemente creare;
  • finire il libro che ho iniziato.

Caro 2026, sei arrivato in modo gentile.
Il conto alla rovescia è stato lento, senza ansia.
Ho fatto i miei rituali scaramantici, ma per la prima volta sento il cuore in pace.
Accoglierò ciò che mi donerai con serenità: non come un passo verso i sogni, ma come un movimento che mi allontani dal fondo in cui mi ero abituata a stare.
Ti chiedo solo clemenza.
Ti chiedo di lasciare le persone che amo vicino a me e in salute.
Ti chiedo la forza di riconoscere e affrontare anche le prove che verranno.
Spero che la Pace vera arrivi anche nel resto del mondo. I tempi sono bui e chi prevarica usa le urla per avere ragione. Il mondo in cui credo è diverso.

Le luci dell'albero si spengono, ma io continuo a lasciarle accese.
Soprattutto nel cuore.

Benvenuto 2026.

mercoledì 31 dicembre 2025

Notte di San Silvestro



Caro Blog,

il 2025 ci sta salutando con una serata limpida e fredda.
Amo questo clima che punge piano.
E mentre lo sento sulla pelle, penso a chi è più fragile: spero che tutti stiano bene e che il freddo non faccia troppo male, soprattutto agli anziani.

Non è ancora tempo di bilanci.
Quelli meritano silenzio e calma, e li faremo insieme, più avanti.

Ora ho tante cose da preparare, ma non volevo andarmene senza un saluto.

Ti auguro una veglia di Capodanno serena, di quelle che non fanno rumore ma scaldano lo stesso.

Quando partirà il conto alla rovescia, pensami.

Brinderemo così: con il pensiero, anche se i corpi sono lontani.

Buon ultimo dell’anno a tutti coloro che sono passati di qui in punta di piedi, lasciando una traccia gentile e silenziosa.

Un abbraccio,


P.S. Una tradizione simpatica che potremmo imitare: tenere in mano tre monetine di diversa grandezza.
Il metallo porta bene, si dice.
Non è che ci crediamo davvero… ma in questi giorni, sognare è quasi obbligatorio.

mercoledì 24 dicembre 2025

Buona Vigilia di Natale

 Carissimo Blog,

il Tempo è vicino.
Inutile dirti che quel sentimento di Malinconia che sempre attanaglia il mio cuore, è venuto a farmi visita.
Allora ho pensato a chi si sente come me, in questi giorni di festa.

Sai Amico sconosciuto, è normale. A volte accade di sentirsi così. Ai cuori più sensibili accade sempre, tutte le volte.
Non si tratta di "imparare una lezione". 
Si usa dire: "Al cuor non si comanda!". Credo valga per noi.
Pensiamo alle persone che non ci sono più.
Ci domandiamo se l'anno prossimo saremo ancora così fortunati da essere tutti uniti e da avere tutte le sedie occupate.
Ci domandiamo il senso di aver decorato o non, la nostra casa.
Allora rivolgo lo sguardo presso la grotta, in quello spazio ancora per qualche ora, vuoto.
E capisco: il vuoto non esiste, è sempre riempito dall'Amore.

Aspetto con fiducia che nasca ancora la Luce del Mondo.
Prego per la Pace, per tutti quelli che sono in un altro Posto, per gli ammalati, per gli sconfitti dalla vita, per i cuori infranti, per i poveri di spirito e per i poveri, per chi è solo.
Prego per la mia Famiglia. Per le persone che amo. Per il Creato intero.

Prego, spero e amo.

È questa la mia tradizione per la Vigilia.

Ti mando un abbraccio sincero ovunque tu sia: la Speranza illumini sempre il tuo cuore.

Auguri.

giovedì 18 dicembre 2025

Caro Blog,

quest’anno scriverti è stato molto complicato.
Ho dovuto cedere il mio PC, e ritagliare il momento giusto per dedicarmi a te non è stato semplice.
Inoltre, il mio cuore è rimasto in standby per quasi tutto l’anno.
E lo sai: senza il mio cuore non riesco a scrivere.

Non si tratta, infatti, di scrivere “bene” o “male”.
Il punto è che, senza il mio cuore, le parole mi sembrano provenire da un luogo lontano: non mi appartengono.
Sono fredde. Esterne a me stessa.
Sono parole monche.

Qui, invece, mi sembra di essere nel luogo dello spirito.
Il luogo in cui il mondo materiale, con le sue preoccupazioni e le sue priorità, scompare.
Qui è dove hanno importanza le cose che sono “invisibili agli occhi”.

Leggevo, non ricordo più dove, che questo 2025 è un anno importante.
Un anno 9, in cui si chiude un ciclo per lasciare spazio al nuovo.
Ed io mi sento così.

Ho fatto i conti con il mio passato.
Ho pagato i miei debiti.
Ho sofferto. Ho sanguinato.
Ma ora sono pronta ad accogliere il nuovo.

I miei demoni non sono stati sconfitti, ma ho imparato a combatterli.

Ho imparato che i sogni, i desideri, non sempre si realizzano.
Ma posso andare avanti anche accogliendo ciò che la Vita mi dona.

Non voglio continuare a sabotarmi.
Ho paura, ancora tantissima paura.
Ma non mi fermo: apro porte, ricevo schiaffi in faccia, nuove ferite e anche nuovi incontri, nuove sensazioni, nuove esperienze.

Sette giorni a Natale sono pochi.
Come sempre, ci siamo arrivati ed io non me ne sono resa conto.
Ma non sono dispiaciuta per questo.

Farò regali molto antichi, come fossi una nonna del passato.
E mi va bene così.

Mi accolgo.
Non mi “accetto” più. È sempre stata una parola ambigua: accettare.
Ora scelgo diversamente le mie parole:
creo consapevolmente il mondo intorno a me.


giovedì 20 novembre 2025

L'esercito di San Nicola

Caro Blog,

È successo: i nipotini stanno crescendo.
E inevitabilmente, all’orizzonte, è comparsa la fatidica domanda: «Chi è San Nicola?»

Schiere di genitori, da ogni latitudine, si ritrovano puntualmente davanti a questa terribile questione declinata in mille varianti:

  • «Mamma, chi è Babbo Natale?»
  • «Papà, è vero che Babbo Natale non esiste?»
  • «Mammaaaa, a scuola hanno detto che non è San Nicola, ma i genitori a portare i regali!!!»

Fiumi di lacrime inondano le case, trasformando il periodo più magico dell’anno, per molti, nel più triste.
Brutte trame di brutti film di Natale prendono vita proprio adesso.
La leggenda narra che tra novembre e dicembre molti cuori diventino verdi, in onore del caro vecchio Grinch.E che i Fantasmi del Natale comincino a spolverare catene e lenzuola.

Eppure…

Eppure, nel vasto mondo, esiste un’anima che quella domanda non l’ha mai fatta.

Un’anima che non ha mai dubitato dell’esistenza magica del santo, del vecchietto, o del santo vecchietto con le guanciotte rosse.
Quest’anima è invecchiata, ha visto tanto, spesso troppo, e si sente a volte sopraffatta dalle tenebre.

Eppure… mai, mai e poi mai, ha messo in discussione la Magia di Natale.
E ancora oggi — nonostante la sua veneranda età — quella stessa anima gioisce e attende con trepidazione che la magia torni a manifestarsi.

E ha ragione!
Perché la Magia esiste davvero.
È l’Amore che si tramanda di generazione in generazione, da bambino a bambino-cresciuto.
È la scintilla che permette alla meraviglia di rigenerarsi ogni anno.

Lo Spirito del Natale ha bisogno di un tramite per agire nel mondo materiale.
Nel suo regno — quello delle anime e degli spiriti — ci sono elfi, slitte e renne.
Qui, invece, ha bisogno di un esercito di volontari.

Un esercito in cui ci si arruola spontaneamente, quasi senza accorgersene.
Da destinatario di regali, diventi il tramite che li consegna ad altri.
E in alcuni casi… sei il tramite perfino per te stesso.

Il metodo non conta: non conta il mezzo, non conta il corpo.
Conta solo la magia.
La magia negli occhi dei bambini che trovano, incartati in splendide carte e fiocchi, i loro desideri più sognati.
La magia negli occhi di mamma e papà che, ancora una volta, si scambiano un fugace bacio di Natale, sorridenti e sereni.
La magia che brilla nei tuoi occhi solitari mentre osservi le lucine del tuo albero — o anche solo l’albero che intravedi dalla finestra accanto.

Il senso è la speranza.
Non lasciatela spegnere.
Alimentatela.Non permettete che il mondo terreno prenda tutto il territorio del vostro cuore.
Lasciate un avamposto per la magia.

Per la speranza.

Per l’amore.

La vostra vita forse non cambierà.
Ma concedetevi un giorno solo, un giorno di tregua.
Non è obbligatorio che sia quel giorno lì… ma, se lo è, il mondo diventa un posto un po’ migliore.

Come in quel cartone animato… come si chiama?
Ah sì: Dragon Ball!
Quando l’eroe è sopraffatto dal nemico, il mondo intero gli manda la sua energia, e il mostro viene sconfitto.

A Natale immaginate questo:
un mondo in cui, tutti insieme, mille e mille cuori si accendono per illuminare l’Umanità.

lunedì 10 novembre 2025

Conosci te stesso


Caro Blog,

Lentamente, senza fretta, sto ricollegando tutte le parti di me stessa.
Ho finalmente compreso che, negli anni, stavo perdendo frammenti del mio cuore, del mio essere.
E, fortunatamente, sono corsa ai ripari in tempo.

Fa parte di un lungo processo interiore di conoscenza e comprensione, iniziato ormai anni fa.
Dopo aver sfiorato — sì, solo sfiorato — la parte più nera della mia anima, ho capito che stavo commettendo un errore nei confronti dell’Universo.
Non so bene come spiegartelo, ma sento che esiste un filo invisibile che unisce il Tutto in un Unico.
E se le varie parti non vivono, il Tutto lentamente si disgrega, e l’Unico muore.

Basta sfogliare un quotidiano per rendersene conto.
Non è toccata a tutti la stessa sorte — non so da cosa dipenda.
Ad alcuni sono toccate fortuna, ricchezze, bellezza, intelligenza;
ad altri fame, miseria e malattie.
In quantità moderate ed equilibrate, o con squilibri imbarazzanti.
L’Unico è formato da infinite realtà, che però si stanno disgregando.

C’è un muro sempre più alto e invalicabile a dividere “chi sta bene” da “chi soffre”.
Come nella città raccontata da Murakami, le persone perdono il contatto con le emozioni e con i ricordi.
Vivono vite scandite e decise da altri.
Ma il prezzo di questa tranquillità apparente è altissimo.
Altre creature perdono la loro vita per questo.
Non c’è musica, non c’è arte, non c’è poesia.
Una città senza colori, senza profumi, senza anima, senza amore…
Per me è la descrizione dell’inferno, non della vita.

Per questo sto combattendo.
Tu mi hai letta nei momenti più bui.
Hai visto il mio dolore.
Conosci i miei “perché?”, le mie preghiere, le mie paure.
Ai tuoi occhi non mi sono mai nascosta.

Arrivare a questa fase di galleggiamento non è stato facile.
A volte vado ancora giù, ma lo sto facendo.
E vuoi sapere una cosa?
Sono diventata segretamente fiera della mia solitudine.

“Segretamente” perché gli altri non possono capire.
Ma dopo aver tanto lottato, arrivata a questo punto, non voglio più farmi coinvolgere da nessuno.
Ecco perché ora sono io a scegliere davvero di stare da sola.
Quest’estate non è stata semplice, ma ho superato anche lei.
E adesso do il mio contributo all’Unico semplicemente vivendo la mia esistenza solitaria.

Come andrà?
Non può saperlo nessuno.
Il futuro non esiste: è solo un’invenzione della nostra mente.

Chiudo gli occhi...
Inspiro lentamente...
Trattengo il Tutto in un fiato...


Esisto.

domenica 2 novembre 2025

Novembre: Commemorazione dei Defunti.



Arriva Novembre.
Tutti concentrati sulla Vigilia e su Ognissanti e quasi non ci rendiamo conto che abbiamo girato un'altra pagina del calendaio.
Cambiano i colori dell’aria, il freddo comincia a bussare ai vetri e qualcuno già pensa al Natale.
Io no. Non ancora.

Ho ancora bisogno di fermarmi, di ascoltare, ricordare.
Il Giorno dei Morti lo chiede con gentilezza e silenzio.
Faccio un viaggio con il cuore fino in Messico, tra altari pieni di fiori arancioni e candele tremolanti.
Loro ricordano tutti. Anche chi non ha più nessuno che preghi per lui.
Anche gli animali e le anime in cammino…

A Dio piacendo, il prossimo anno voglio procedere anch'io come fanno dall'altra parte del mondo.
Giorno per giorno, si srotola un calendario speciale.
Voglio ricordare:

il 27 ottobre gli animali che non ci sono più.
Come?
Una ciotolina d’acqua fresca, qualche croccantino o briciola di pane, un filo d’erba, un giocattolino.
Per dire: le tue zampette, le tue piume, il tuo respiro leggero… non li ho dimenticati.

il 28 ottobre sarà il momento di ricordare chi è morto all’improvviso, per incidente o violenza
Una candela accesa vicino a una pietra, o un fiore rosso poggiato a terra.
Per dire: nessuno merita di scomparire nel frastuono. Ti vedo. Ti riconosco.

il 29 ottobre è la volta di chi è morto nell’acqua, o in situazioni tragiche e disperse.
Un bicchiere d’acqua limpida, magari con una goccia di sale.
Oppure una conchiglia.
Per dire: ti restituisco al mare, ma non al silenzio.

il 30 ottobre lo dedichiamo alle anime dimenticate, senza nome, senza preghiera.
Un pezzo di pane spezzato, un fiore di campo, qualcosa di semplice.
Per dire: ti accolgo alla mia tavola. Da me, non passerai invisibile.

E poi c'è il 31 ottobre, la Vigilia di Ognissanti. Il momento più alto nel ricordo. Va alle anime dei bambini non nati o volati via troppo presto.
Un fiocco, un fiore bianco, una caramella lasciata su un piattino.
Per dire: tu sei esistito. Sei amore, anche se per poco. E ti tengo nel palmo della mano.

Infine il 1 novembre è per i “piccoli angeli”, i bambini.
Un giocattolino, un disegno, un biscotto dolce.
Per dire: piccolo, puoi riposare. Io ti penso con tenerezza.

E come in un cerchio invisibile, la mente e il cuore si riconnette ad oggi: 2 novembre.
Il giorno dei defunti per tutti gli altri, gli adulti, gli antenati, chi amiamo e chi nessuno ricorda più.
Pane e sale, una candela, magari una tazza di caffè o il loro dolce preferito.
Per dire: vieni, siediti un momento. Sei ancora casa, qui dentro di me.

Alla fine, io mi fermo.
Accendo ancora una candela.
E sussurro una preghiera per tutti, anche per chi nessuno chiama più per nome.
Perché novembre è così: non ha fretta.
E ti insegna a ricordare con delicatezza.

venerdì 31 ottobre 2025

Halloween

 Le zucche sono ancora lì, mezze spente. Le luci pendono storte, qualche briciola sui piatti, i bicchieri abbandonati sui tavoli. La festa è finita da poco, e la casa ha quel respiro sospeso che arriva solo quando tutti hanno smesso di ridere.

Gli altri sono sul divano. Si parlano piano, si appoggiano uno all’altro, si godono la quiete. E io… io non sono lì con loro. Sto un passo indietro. Li guardo, come si guarda una cosa fragile e preziosa che non ti appartiene davvero.
E penso: era questo il mio sogno. Vederli insieme. Sentire la casa piena, senza freddo, senza vuoti.

Solo che io non sono una spettatrice qualsiasi. Sono quella che ha preparato tutto.
Quella che ha mandato messaggi, convinto gli adulti, fatto spazio, scelto le candele, pensato ai bambini perché avessero qualcosa in cui credere.
Ho cucito i pezzi, senza farmi notare. E adesso che li vedo lì — uniti, sereni — capisco perché non sono partita.
Dovevo restare per portarli fino a questo punto.

Eppure, lo sento nella pelle: non appartengo pienamente alla scena. Sono quella che ha acceso la luce, ma ora resta nell’angolo. Non c’è amarezza, solo un dolore sottile, come quando sorridi e brucia un po’.

Le maschere sono state tolte, il trucco è sbavato, e nessuno recita. È tutto vero. Ed è proprio ora che il pensiero ritorna, più chiaro degli altri:
io sono rimasta qui per permettere a questo di accadere.
E forse per poterlo vedere almeno una volta.

Resto in silenzio.
Non chiedo di entrare.
Fa un po’ male restare nell’ombra mentre gli altri si appoggiano l’uno all’altro. Fa male sapere che nessuno lo vede, che nessuno sa quanto ci sia voluto per mettere insieme ogni pezzo. Ma il dolore è quieto, non chiede nulla.

E proprio quando penso di essere fuori da tutto, succede qualcosa di piccolo. Uno sguardo che mi cerca. Una mano che fa spazio accanto a sé. Un sorriso, senza parole, che dice: abbiamo visto che ci sei.
Non cambia il passato, non mi mette al centro. Basta a scaldare il freddo.

Resto dove sono, ma il peso è più leggero.
Perché forse non serve appartenere del tutto.
Forse basta sapere che, anche da lontano, qualcuno ha lasciato il posto accanto a sé libero. Per me.
E non poteva che essere il mio Piccolo Principe.

giovedì 30 ottobre 2025

Halloween - 1

 Mancano veramente una manciata di ore all'inizio della festa più divertente dell'anno.
Ho incontrato il più piccolo dei miei invitati e... aveva tra le mani un orribile ragno-scheletro che per lui era Whisky il Ragnetto.
Se ci penso rido ancora!
Ed io che ero preoccupata potesse spaventarsi... mi sa che domani sarà lui a terrorizzare me!

Questo è quello che ho capito in questi giorni, caro Blog, e desidero condividerlo con te:
- abbiamo paura di ciò che non conosciamo;
- la bellezza è una di quelle cose che non esiste, ma semplicemente varia al variare del cuore che la contempla;
- i nostri mostri sono interiori, non dobbiamo averne paura ma imparare a conoscerli e a gestirli.

Domani un pensiero speciale lo dedicherò a tutti coloro che non ci sono più.
Per loro lascerò anche un piatto speciale, perché dalla mia vita non sono mai andati via e voglio continuare ad alimentare il loro ricordo con gioia e amore.

Buonanotte e sogni magici...

mercoledì 29 ottobre 2025

Halloween - 2

Caro Blog,

il mio pc è fuori uso e non puoi immaginare le difficoltà che sto incontrando in questi giorni, anche solo per scrivere due righe e rispettare il nostro conto alla rovescia.
Mi dispiace, ma sono sempre in ritardo di 24 ore.

Stanotte non riuscivo ad addormentarmi e la mia mente ha iniziato a vagare nella terra dei sogni inespressi.
Una terra misteriosa, dove tutto è avvolto da una fitta nebbia.
È perfino difficile distinguere i colori.

Mi sono svegliata e ho affrontato la giornata con una forma di stanchezza che ancora non conoscevo.
Una stanchezza che non so motivare.
Una stanchezza che sembra arrivare proprio da quella terra dei sogni inespressi.
Come se il peso dei sogni non compiuti, non sognati, si fosse sommato.
Sogni provenienti anche da vite lontane, da me stesse di altre dimensioni.

Leggevo di “preoccupazioni per Halloween”: gente che si chiede se non sia pericoloso per i nostri bambini, per i nostri ragazzi, festeggiare con mostri e fantasmi la vigilia di Ognissanti.
Perdonami, ma questo mondo non lo capisco.
Si continua a giustificare la violenza delle guerre, delle bombe, dei massacri… ma ci si interroga sulla pericolosità dei mostri?

I mostri vivono tra noi, sono nelle stanze del potere, gestiscono le nostre esistenze, manipolano i nostri gusti, distruggono il nostro pianeta in nome del potere e del denaro!
Questi sono i mostri che mi fanno più paura.

Domani intaglierò la mia zucca con molta serenità.
Penserò alle persone che non ci sono più.
E, con tutta me stessa, mi lascerò andare a quella credenza secondo cui esiste un confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, e che nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre quel confine diventa sottile e oltrepassabile.

martedì 28 ottobre 2025

Halloween - 3: il giorno delle orme invisibili

Ieri, in Messico, hanno acceso candele e lasciato piccole ciotole d’acqua per gli animali che non ci sono più. Si dice che, per una notte, le loro anime tornino a visitarci, leggere come polvere di stelle. Io non so se sia vero, ma mi piace pensare che ci sia un’ora segreta in cui i passi dimenticati tornano a farsi sentire, e che il mondo, per un attimo, si riempia di battiti e ronzii che solo il cuore può udire.

Oggi penso a loro: a tutti i compagni di pelo, piume o squame che ci hanno insegnato il linguaggio della presenza. Nessuno come loro sa restare accanto nel silenzio. Un animale non chiede, non pretende: esiste con te, respira con te, ti guarda con quella calma che ti costringe a fermarti. Ti salva senza parole.

Ci hanno fatto ridere, spesso. E piangere, quando è arrivato il momento di lasciarli andare. Ma in fondo non se ne vanno mai davvero: il loro odore resta sui vestiti, la loro abitudine nei gesti. Ti sembra di vederli ancora all’angolo del tappeto, o di sentire il piccolo tonfo delle zampe sulle scale.

Oggi ho pensato ad Argo.
Ricordi quell’attimo nell’Odissea in cui riconosce Odisseo, dopo vent’anni, e muore sereno, finalmente in pace? Ogni volta che lo leggo mi si stringe qualcosa dentro. Perché Argo non è solo un cane: è l’essenza della fedeltà, la memoria viva di ogni creatura che ha aspettato, amato e poi salutato.
Forse tutti gli Argo del mondo ci attendono ancora, da qualche parte, con lo stesso sguardo paziente.

Ma penso anche ai piccoli compagni, quelli minuscoli, quelli che stanno nel palmo di una mano.
Al mio cricetino, per esempio — così piccolo che bastava un granello di cibo per riempirgli il mondo. A volte mi sembra ancora di sentire il suo fruscio tra le pagine, o il suono lieve della ruota nella notte. Era una presenza minuscola, eppure così piena di vita, come se contenesse dentro di sé tutta la gioia del semplice esserci.
Con lui ho imparato che l’amore non ha misura: può stare in un abbraccio o in un respiro, in una zampetta che sfugge o in un silenzio che resta.

Penso che ogni casa conservi il suo piccolo altare invisibile.
Non fatto di fiori o fotografie, ma di ricordi che scaldano come un respiro. Una coperta ancora piegata, una ciotola riposta, un nome che torna ogni tanto tra i pensieri come una carezza dimenticata.
Forse è questo il modo più giusto per onorarli: non smettere di parlarne, non smettere di amarli.

E se anche loro, stanotte, tornano davvero — che trovino la porta socchiusa, una candela accesa, e un po’ di pace.
Che possano posarsi accanto a noi, senza paura, e sentire che sono ancora a casa.
Perché lo sono sempre stati.